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Il Lilith Festival continua a essere uno dei punti di riferimento più significativi per la musica d’autrice in Italia. Nato a Genova con l’obiettivo di valorizzare il talento femminile e offrire uno spazio di confronto tra artiste affermate ed emergenti, negli anni ha ospitato nomi di primo piano della scena nazionale e internazionale, mantenendo intatta la propria vocazione: raccontare la musica come ricerca, identità e libertà espressiva. L’edizione 2026 conferma questa impostazione, alternando protagoniste già consacrate a progetti che stanno contribuendo a ridefinire i linguaggi del pop, del rock e della sperimentazione contemporanea.

Tra questi c’è Doolia, nome d’arte di Giulia Sarpero, che salirà sul palco di Villa Durazzo Bombrini per aprire il concerto di Sarafine. Un’occasione importante per una cantautrice che negli ultimi anni ha costruito il proprio percorso con pazienza, evitando scorciatoie e affidandosi a una scrittura personale, capace di coniugare elettronica, dark pop e canzone d’autore. Le sue composizioni non cercano facili effetti, ma si muovono dentro paesaggi sonori essenziali e coinvolgenti, dove la dimensione emotiva trova sempre spazio senza rinunciare alla ricerca musicale.

Dopo i primi singoli, tra cui Guernica e Case Grandi, il 2026 ha segnato una tappa fondamentale con la pubblicazione di Non è più notte, il suo primo album. Un disco che raccoglie esperienze, trasformazioni e nuove consapevolezze, mostrando un’artista sempre più sicura del proprio linguaggio e della propria direzione. È un lavoro che parla di cambiamento e rinascita, senza retorica, lasciando che siano le canzoni a suggerire percorsi e significati.

L’apertura del concerto di Sarafine al Lilith Festival rappresenta così molto più di una semplice occasione live: è l’incontro tra due artiste che, pur con linguaggi differenti, condividono il desiderio di esplorare nuove forme espressive e di raccontare il presente senza schemi precostituiti. Con Doolia abbiamo parlato del suo nuovo album, del significato di questo importante appuntamento genovese e della strada che sta tracciando all’interno della nuova scena indipendente italiana.

Ciao Doolia, che cosa ti aspetti dalla serata del Lilith festival in cui aprirai per Sarafine?

Di divertirmi insieme alle altre cantautrici in uno spazio che da anni lavora per rendere la musica un luogo più equo.

Nel disco emerge una forte componente introspettiva. Quanto è importante per te trasformare esperienze personali e fragilità in materiale artistico?

È tutto per me, è quello che sento di fare e che sto continuando a fare anche nella scrittura del mio nuovo album.

La tua musica affronta temi legati all’identità e alla percezione di sé. Quanto è stato importante trovare un linguaggio che raccontasse te senza farti definire soltanto dalla tua storia personale?

È stato molto importante ed è ancora complicato, quando ho iniziato speravo bastasse la musica, invece a oggi metterci la faccia per rappresentare qualcosa che non c’è stato è ancora necessario.

La tua dimensione sonora ha una componente molto visiva e atmosferica. Quando scrivi pensi anche a immagini, scenari o ambientazioni?

Sì sono sempre stata molto affascinata dagli scrittori giapponesi e per tornare a Genova, scrivo spesso guardando il mare da casa mia.

Nel disco collabori con artisti come Gianluca De Rubertis e Leyla El Abiri. Cosa cerchi quando apri una tua canzone alla sensibilità di un altro musicista?

Il rapporto umano e una sensibilità affine alla mia.

Genova ha una tradizione musicale molto forte e riconoscibile. Quanto senti il legame con la tua città nel tuo percorso artistico?

Fortissimo, non sarei la stessa senza le canzoni di Tenco, il mare che guardo tutti i giorni cambiare nei suoi colori più diversi, i personaggi che animano la mia città e la focaccia.