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Ci sono percorsi che crescono lontano dai riflettori, alimentati dalla pazienza, dallo studio e dalla necessità autentica di trovare una voce personale. Quello di Irene Manca appartiene a questa categoria. Cantautrice genovese, ha costruito il proprio progetto artistico partendo da una scrittura intima e rigorosa, in cui il folk contemporaneo incontra sfumature indie e un approccio profondamente internazionale. Dopo anni di esperienze in band e un lungo periodo di ricerca personale, ha trovato una nuova dimensione espressiva scegliendo di scrivere esclusivamente in inglese, una lingua che le permette di lasciare fluire pensieri ed emozioni con naturalezza, senza compromessi.

Venerdì 31 luglio Irene Manca salirà sul palco del Lilith Festival per aprire il concerto di Beth Orton, una delle figure più influenti del folk contemporaneo e artista capace di ridefinire il genere attraverso contaminazioni elettroniche e una scrittura raffinata. Per una musicista che ha sempre guardato con attenzione alla scena internazionale, condividere la serata con un nome di questo calibro rappresenta molto più di un semplice traguardo: è il riconoscimento di un percorso coerente e l’occasione di presentare la propria musica in un contesto perfettamente in sintonia con la sua identità artistica.

Il Lilith Festival, ormai punto di riferimento nel panorama nazionale per la valorizzazione della musica d’autrice, continua a distinguersi per la capacità di creare spazi dedicati a progetti originali e indipendenti, offrendo visibilità a cantautrici provenienti da esperienze e linguaggi differenti. Per Irene Manca, genovese, partecipare a questa manifestazione significa anche contribuire a un evento che arricchisce il territorio e che negli anni ha saputo costruire una comunità attenta alla qualità della proposta musicale.

In questa intervista racconta il significato di questa importante occasione, ripercorre le tappe che l’hanno portata a fare della musica una scelta di vita, riflette sul rapporto tra lingua, scrittura e insegnamento e anticipa i primi dettagli del nuovo materiale a cui sta lavorando, nel segno di una ricerca artistica che continua a mettere al centro la sincerità dell’espressione.

Aprire il concerto di Beth Orton al Lilith Festival rappresenta un’occasione importante. Che significato ha per te condividere la serata con un’artista che ha segnato il folk contemporaneo?

Per me significa ricevere uno spazio in un contesto dove si suona e si ascolta una musica affine a quella che faccio, il che non è banale, in Italia, specialmente a Genova. È una grande emozione, soprattutto per la presenza di un’artista così influente ed esemplare, e un piccolo passo in avanti per questo mio progetto al quale tengo tanto.

Che cosa significa per te partecipare al Lilith Festival?

Per me significa esserci in un appuntamento importante per le cantautrici e per la mia città. Il Lilith Festival è un momento di aggregazione per chi fa e per chi ama la musica di qualità, specialmente se scritta da penne femminili, ed è uno di quegli eventi organizzati dal basso che portano valore al nostro territorio, in questo caso anche alla periferia. Insomma, per me è un onore fare parte di questa rassegna che rappresenta tante delle cose in cui credo.

Hai detto che canti da quando hai memoria. C’è un momento preciso in cui hai capito che la musica sarebbe diventata qualcosa di più di una passione?

Ci sono stati diversi momenti della mia vita in cui ho assunto questa consapevolezza, con profondità crescente in base all’età. Un punto di svolta è stato quando ho scritto la mia prima canzone, a 12 anni. Da quel momento ho iniziato a scrivere tantissimo, e la musica ha assunto il ruolo più importante e definito di essere il mio modo di riflettere e di mettere in ordine le idee. In più, durante le scuole superiori, ho iniziato a stringere amicizia con coetanei con la mia stessa passione e a scrivere e suonare in band, dando alla musica un importante ruolo nelle mie relazioni interpersonali e nell’espressione di me. Da lì in poi, mi è stato sempre più chiaro che no, la musica non era semplicemente un hobby o una passione.

Sei laureata in Traduzione e Interpretariato e insegni a scuola. In che modo queste esperienze influenzano il tuo modo di osservare le persone e di scrivere?

Sicuramente, i miei studi mi hanno concesso di affrontare l’ascolto e la scrittura con una padronanza maggiore dell’inglese e della comunicazione in senso più ampio. Sebbene la mia scrittura sia piuttosto spontanea, avere studiato nella teoria e nella pratica come analizzare testi e media diversi mi consente di avere competenze che sfrutto molto per esprimermi artisticamente. La mia esperienza come insegnante aggiunge poi un grande valore al mio modo di relazionarmi con gli altri, e, quindi, di comunicare: affinare la mia sensibilità nell’osservare gli alunni e nel relazionarmi con loro, ha certamente anche un impatto sulla mia vita privata e, di conseguenza, sulla scrittura.

Hai scelto di comporre esclusivamente in inglese, pur sapendo che questo può limitare alcune opportunità in Italia. È una scelta che senti ancora definitiva oppure immagini, un giorno, di confrontarti anche con l’italiano?

La scelta di comporre esclusivamente in inglese arriva nel 2022 dopo tanti anni di tentativi diversi di scrittura, anche in italiano. Con i Kinestésia, band che ho avuto per 10 anni, ho scritto diversi testi in italiano, ma con la fine di quel progetto, non sono riuscita a comporre per diversi anni; la ripresa è avvenuta solo quando ho eliminato una lunga serie di limiti che mi imponevo, tra i quali, anche la scrittura in italiano. Darmi la libertà di fare fluire i pensieri e le sonorità per come venivano naturalmente mi ha reso estremamente chiaro che, per qualche ragione, mi è più congeniale la scrittura in inglese. Sarà per la mia formazione universitaria e la mia passione per la lingua inglese, sarà per gli ascolti quasi totalmente internazionali, o per quella teoria dell’effetto della lingua straniera, quel fenomeno psicologico per cui pensare o parlare in una lingua straniera riduce il coinvolgimento emotivo, magari permettendo a chi comunica di padroneggiare i pensieri con maggiore razionalità. Ad ogni modo, non escludo di scrivere in italiano in futuro, ma, se lo faro, non sarà per aumentare le mie opportunità in Italia: il mio obiettivo principale rimane esprimermi con sincerità.

Ci puoi raccontare a che cosa stai lavorando in questo periodo? C’è già musica nuova in arrivo?
Al momento sto scrivendo. È decisamente presto per parlare di uscite, ma ho in mente un concept. Sto dando spazio ad armonie e strutture più complesse, per cui ho bisogno di acquisire migliori competenze da diversi punti di vista. Al momento è tutto sui miei quaderni, punto nuovamente a collaborare con le persone che hanno dato tanto per Everything in its Place, il mio primo disco.