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Ci sono luoghi che sembrano destinati a rimanere immutabili. Un bosco, una spiaggia, una casa, un angolo di quartiere in cui siamo cresciuti. Poi, un giorno, torniamo e scopriamo che non esistono più. È da questa sensazione, tanto personale quanto collettiva, che nasce “Niente di Speciale (Marlene)”, il nuovo singolo di Evandro, un brano che intreccia nostalgia e denuncia per riflettere sul cambiamento del paesaggio e sul rapporto che abbiamo con i luoghi che ci appartengono.

Dietro il titolo si nasconde una storia che parla di memoria, identità e del modo in cui il mondo sta cambiando sotto i nostri occhi. Non è soltanto il racconto di una casa che scompare, ma la fotografia di un fenomeno sempre più attuale: spazi condivisi che vengono trasformati, privatizzati o cancellati, lasciando dietro di sé un senso di vuoto difficile da colmare.

Abbiamo incontrato Evandro per approfondire il significato del brano, il valore dei ricordi e la rabbia che attraversa questa nuova pagina del suo percorso artistico.


“Niente di Speciale (Marlene)” parla della nostalgia per i luoghi che cambiano. C’è un posto che, ancora oggi, senti di portarti dentro?

Il brano parla del cambiamento generato da quei pochi ricconi che comprano, sfruttano e infine distruggono quello che appartiene a tutti. Boschi, spiagge, edifici storici. Ognuno di noi ha una “casa di Marlene”: che sia il parco sotto casa sostituito da un parcheggio privato o una spiaggia diventata esclusiva. Il mondo si deteriora, lo vediamo tutti e, da qualche estate, lo sentiamo anche sulla nostra pelle.

Nel brano racconti una casa che scompare. Pensi che, crescendo, perdiamo più i luoghi o le versioni di noi che li hanno vissuti?

Secondo me perdiamo soprattutto le versioni di noi stessi. I luoghi acquistano valore in base a come li viviamo, e questo dipende soprattutto da noi. Nel periodo sbagliato, anche una città meravigliosa come Roma può trasformarsi in una gabbia.

Quanto è importante, oggi, fermarsi a custodire i ricordi in un mondo che sembra voler sostituire tutto così in fretta?

Alla fine valutiamo la nostra vita soprattutto attraverso i ricordi che conserviamo. Se non c’è memoria, non c’è nemmeno un vero vissuto. È quella che dà significato a ciò che siamo stati e a ciò che siamo diventati.

Se chi ascolta “Niente di Speciale (Marlene)” dovesse portarsi via una sola emozione, quale speri che resti anche dopo l’ultima nota?

Sicuramente la nostalgia, ma soprattutto la rabbia. Siamo tutti stufi e credo che questo sia il momento giusto per reagire. Basta guardare quello che è successo con il resort a Tavolara o le proteste dei cittadini albanesi. La maggioranza delle persone vuole difendere questi luoghi: dobbiamo solo riuscire a farlo insieme.


Con “Niente di Speciale (Marlene)”, Evandro firma un brano che va oltre il racconto personale e diventa una riflessione sul presente. La nostalgia, qui, non è soltanto il rimpianto di ciò che è stato, ma uno stimolo a osservare con maggiore attenzione il mondo che cambia attorno a noi. Perché, a volte, difendere un luogo significa anche difendere una parte della nostra storia.