Dopo aver attraversato mondi diversi come moda, arte e performance, Angelo Cruciani torna a esprimersi attraverso la musica con “Algoritmo”, un brano nato quasi per caso e diventato realtà grazie alla richiesta del pubblico. Quella che inizialmente era la colonna sonora di una sfilata si è trasformata in un progetto autonomo, capace di raccontare un’idea di libertà, movimento e riconnessione con sé stessi. Lo abbiamo intervistato per scoprire cosa si nasconde dietro questo nuovo percorso artistico.
“Algoritmo” nasce come colonna sonora di una sfilata. Quando hai capito che quella musica meritava di vivere anche fuori dalla passerella?
A dir la verità io devo ancora capirlo. Sono state le persone a chiedermelo già dalle prove della sfilata e, dopo l’evento, è stata una continua richiesta attraverso i social e le mail per conoscere il brano. Oggi è disponibile proprio perché c’è stata questa richiesta. Io non avrei mai scommesso su questo pezzo, perché è nato da una notte di follia e libertà, senza alcuna progettazione o aspettativa. È qualcosa di molto lontano dal mio modo abituale di vivere i progetti.
Nel tuo percorso hai unito moda, arte, performance e ora musica. Cosa ti permette di raccontare la musica che gli altri linguaggi non riescono a esprimere?
La musica è sempre stata il mio canale di libertà assoluta, una porta che mi sono concesso di attraversare poche volte. È come quando di notte esco a creare i miei pezzi sui muri o quando scompaio per settimane a cucire le nuove collezioni. In questo momento la musica era necessaria per ritrovare quella libertà che non ha vincoli, limiti o giudizi.
Parli della danza come una forma di cura. Pensi che oggi abbiamo dimenticato quanto il corpo possa aiutarci a stare meglio?
Tutto è vibrazione e, di conseguenza, movimento. Stiamo diventando sempre più mentali, troppo legati ai pensieri e ai giudizi, ma la vita si sperimenta attraverso il corpo e la danza ne rappresenta la sua massima esaltazione. È stranissimo per me uscire nello stesso periodo di Madonna, che sta portando avanti, in un altro modo, la metafora della pista da ballo. Esprimersi liberamente è la salvezza: non bisogna essere i più bravi. Il mondo dovrebbe abolire competizioni e classifiche e permettere a tutti di riconnettersi con la propria essenza, partendo proprio dal corpo. Noi non siamo né il nostro corpo né i nostri pensieri: sono gli strumenti con cui sperimentiamo la vita. Sta a noi scegliere come usarli, senza lasciare che siano loro a usare noi.
Se chi ascolta “Algoritmo” dovesse portarsi via una sola sensazione, quale speri che sia?
Vorrei che l’ascoltatore, perdendosi nella trance e nell’ossessione del labirinto, smettesse di cercare una soluzione e si lasciasse guidare verso un’uscita inaspettata. Le sequenze numeriche presenti nel brano sono codici quantistici e olistici, porte verso nuove forme di logica dove non esistono risultati, ma probabilità che spesso non prendiamo in considerazione. Spero che chi ascolta si ricordi quanto sia incredibile essere vivi, senza cercare continuamente un motivo per essere felici. E soprattutto che abbia voglia di ballare, ballare, ballare, per ringraziare la vita a ogni passo.


