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Musica e spiritualità si incontrano in The Chakra Symphony, un progetto che attraversa il mondo delle frequenze, della meditazione e del sound healing per trasformarsi in un vero e proprio viaggio interiore. Un percorso che accompagna l’ascoltatore attraverso i sette chakra, utilizzando il linguaggio universale del suono per favorire consapevolezza, ascolto e connessione con sé stessi. Abbiamo approfondito la filosofia e la nascita di questo lavoro con il suo autore.

“The Chakra Symphony” nasce dall’incontro tra musica e spiritualità. Quando hai capito che queste due dimensioni potevano diventare un unico progetto artistico?

La musica nasce ancestralmente proprio dal bisogno dell’uomo di elevarsi, di entrare in contatto con qualcosa che sia al di sopra di esso, pensiamo ai canti e i tamburi sciamanici, o semplicemente all’uso che se ne è sempre fatto nella liturgia e in tutte le forme di celebrazione e divinazione.

L’esperienza dei bagni di suoni è stata comunque determinante per stimolare in me questa visione, soprattutto il potere dei gong, con la loro capacità di acquietare la mente, il loro suono ipnotico e penetrante e la potenza della loro vibrazione mi ha portato in stati di meditazione e benessere molto profondi.

Unitamente, il suono delle diverse campane mi ha fatto sperimentare la capacità delle frequenze pure di far entrare in risonanza simpatica il nostro sistema fisico-energetico e di saperlo stimolare al meglio.

A questo punto è stato naturale, forse necessario, cercare di unire in un progetto musica e spiritualità, per portare nel sound healing il potere suggestivo ed emozionale di melodie, ritmi ed armonie appositamente scritti con questa intenzione.

D’altronde proprio grazie al sound healing ho capito che l’intenzione, da parte di chi suona, ma anche da parte di chi riceve il suono, sta alla base del processo di guarigione.

Ogni brano è dedicato a un chakra specifico. Qual è stato il più difficile da tradurre in musica e perché?

In effetti ho vissuto gli stati creativi di questo progetto proprio in maniera assonante rispetto allo stato evolutivo del mio sistema dei chakra. Intendo dire che proprio sui chakra che sentivo più bloccati ho avuto maggiori difficoltà e l’ispirazione è stata più lenta.

Sicuramente il chakra della gola, Vishuddha, che ha a che fare con la comunicazione, ha richiesto in me più tempo, ed è stato anche grazie all’aver intrapreso il percorso del canto che mi ha permesso di fare passi sostanziali verso la sua evoluzione.

Viceversa l’ispirazione più veloce e prolifica l’ho avuta sul quarto e sul sesto chakra, sui quali lavoro da maggior tempo, anche grazie ad un percorso che è iniziato tempo addietro con la pratica della meditazione.

Hai definito l’album come un “bagno di suono trasformato in concerto”. Che tipo di esperienza speri possa vivere chi ascolta il disco dall’inizio alla fine?

In generale sogno un approccio all’ascolto della musica che sia più profondo e meditativo, e questo è chiaramente più possibile quanto la natura stessa della musica ci porti in quella direzione, oltre alla nostra capacità di fonderci con essa.

Penso che per poter fruirne al meglio l’ascolto di The Chakra Symphony vada vissuto come un vero e proprio bagno sonoro, stando sdraiati ad occhi chiusi, cercando il più possibile un rilassamento fisico e mentale, ed ascoltando, più che con l’udito, con il corpo. È infatti proprio tramite l’interfaccia suono-corpo fisico energetico che il potere guaritivo e trasformativo della musica arriva al suo massimo potenziale.

Detto questo, nel mio immaginario potrei vedere tre approcci diversi:

  1. Stando seduti o in piedi, ad occhi aperti, e fruirne come un normale concerto.
  2. Da seduti in meditazione, con occhi chiusi o anche aperti.
  3. Sdraiati ad occhi chiusi, come ad un bagno sonoro, sicuramente il modo per fare un’esperienza più completa e profonda sui chakra e sulle energie sottili.

Dopo un viaggio che attraversa i sette chakra e si conclude con “A New World”, qual è il messaggio che senti di lasciare all’ascoltatore una volta terminato il percorso?

Difficile rispondere a questa domanda in quanto mi sento semplicemente un canale, ed un’anima in cammino come tutti noi, e non vorrei in nessun modo erigermi a profeta.

L’ispirazione per A New World viene dagli stati più belli che noi possiamo provare, che sono quelli di amore e condivisione.

Il messaggio che vorrei lasciare, e che credo sia abbastanza diretto nei miei testi, è lo stesso trasmesso dai grandi maestri illuminati del presente e del passato, ed è l’unica verità dentro di noi, che è alla portata di tutti:

Siamo connessi con il divino, come tali siamo co-creatori della nostra realtà. Ad un livello più alto siamo una cosa sola e il nostro vero potere non ha limiti. Il mondo è un riflesso di noi stessi e, per cambiarlo, dobbiamo iniziare da dentro di noi. L’unica via e lo scopo supremo per cui tutti siamo qui è realizzare il nostro divino interiore.