“Pressioni” è il nuovo singolo di nicolainmusica: il brano arriva come un punto di sintesi e, allo stesso tempo, come una ripartenza. Il nuovo singolo restituisce l’immagine di un artista che ha attraversato una fase di ridefinizione, personale prima ancora che musicale, trovando un equilibrio tra urgenza espressiva e consapevolezza del proprio linguaggio.
In tre minuti si condensa una tensione riconoscibile: quella tra ciò che si desidera essere e ciò che, invece, sembra imposto dall’esterno. Il risultato è un brano che lavora su più livelli, tanto nella scrittura quanto nella costruzione sonora.
Settembre diventa il perno simbolico del racconto, non tanto per una dimensione autobiografica circoscritta, quanto per il suo valore universale: il momento in cui tutto riparte e si riattivano dinamiche sociali, lavorative e relazionali. È proprio in questo contesto che emergono le frizioni più evidenti, quelle che il brano traduce in immagini e sensazioni dirette, senza filtri. La scrittura mantiene una linea intima, ma non chiusa: l’ascoltatore viene coinvolto in un processo di riconoscimento immediato.
Anche sul piano sonoro, “Pressioni” evidenzia una direzione precisa. L’impianto iniziale, essenziale, si apre progressivamente a una stratificazione più ampia, in cui l’inserimento dei synth contribuisce a definire un’identità più nitida e contemporanea. Pop e rock non si contrappongono, ma convivono in una soluzione coerente, funzionale al racconto.
“Pressioni” segna il tuo ritorno: che momento personale e artistico rappresenta per te questo singolo?
Questo singolo ben rappresenta in 3 minuti ciò che può essere la mia musica. Credo di essere riuscito a trovare il miglior modo per esprimere il mio vissuto di questi ultimi mesi sia dal punto di vista emozionale che sonoro.
Il brano nasce da un periodo specifico, quello di settembre: cosa rende quel mese così simbolico nel tuo racconto?
È il mese in cui tutto il mondo attorno riparte ed è facile sentirsi piccoli e insignificanti di fronte agli importanti eventi delle vite degli altri. E importanti spesso non perché lo abbiamo deciso noi. Parlo delle incombenze del lavoro, della famiglia, della società.
Dal punto di vista sonoro, come hai lavorato per bilanciare l’anima pop e quella rock del pezzo?
All’inizio per questo brano, che è nato semplicemente con chitarra e voce, pensavo a una veste puramente acustica e minimale, con i pochi strumenti classici del rock. Poi, in sessione con Marco Melilli (il produttore con cui ho collaborato), ci siamo accorti che i synth avrebbero dato al pezzo un colore ancora più efficace e memorabile.
Nel testo parli di uno scontro tra ambizioni personali e aspettative esterne: quanto è autobiografico questo conflitto?
Molto. Parla del mio ultimo periodo in cui le giornate passavano tra la noia e l’ansia di dover fare per forza qualcosa, per sé stessi e per gli altri.
Le tue canzoni oscillano spesso tra malinconia e ironia: che ruolo hanno queste due dimensioni in “Pressioni”?
La malinconia è ben visibile lungo tutto il testo. Una sottile ironia si può percepire nella seconda strofa dove menziono Dubai come il luogo delle massime ambizioni. Nulla di personale ovviamente, solo uno stratagemma, invecchiato un po’ male devo dire.
Dopo questo singolo, in che direzione si sta muovendo il tuo percorso musicale?
Con “Pressioni” ho preso una rotta ben precisa per la mia musica. Con questo e con i prossimi brani sento di avere per la prima volta le idee chiare su cosa posso e voglio fare. Non significa che tutti i brani saranno simili, anzi. Significa che mai come adesso la mia musica riflette con consapevolezza la mia persona, le mie emozioni, le mie idee.




