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Vent’anni di musica vissuti senza mai risparmiarsi, muovendosi con naturalezza tra la penombra intima dei pianobar, la complessità orchestrale dei grandi musical teatrali e una personalissima ricerca cantautorale. Massimo De Simone torna sulle scene con “Nonostante tutto e tutti”, il nuovo singolo in radio dal 22 maggio che si annuncia come un vero e proprio manifesto programmatico di resistenza ed evoluzione spirituale.

In questa intervista per il MEI Web, il cantautore romano ci apre le porte del suo universo creativo: dal legame indissolubile con il pianoforte, scoperto a soli sei anni, fino alla capacità di tradurre le ferite biografiche in un dirompente inno pop-rock di rinascita, dove l’acqua diventa purificazione e la musica si fa ponte tra la complessità del digitale e la purezza dei sentimenti umani. Un viaggio profondo che anticipa i suoi prossimi progetti discografici del 2026, sempre in bilico tra la terra, il microcosmo dell’anima e l’infinito del cosmo.

Ci racconti com’è nato il tuo amore per la musica… Sappiamo che hai iniziato a studiare il pianoforte a soli sei anni e che da allora lo strumento è diventato il compagno inseparabile della tua vita e il fulcro della tua intera produzione. C’è stato un momento o un ascolto preciso in quell’infanzia a Roma che ti ha fatto capire che saresti diventato un cantautore?

Il mio legame con la musica nasce a Roma durante l’infanzia, quando a sei anni scopro il pianoforte come rifugio intimo e mezzo espressivo. Inizialmente vissuto come disciplina, lo strumento diviene presto il mio “confessionale” per tradurre le mie emozioni in note. Da quel momento, il pianoforte diventa il motore essenziale per le mie storie e il mio unico modo per comunicare. Da allora, io e il mio strumento viviamo un sodalizio creativo indissolubile volto alla scrittura.

La tua carriera vanta oltre vent’anni di esperienza sul campo, spaziando dal pianobar all’animazione, fino ad arrivare ai palchi dei grandi teatri del Centro Italia come autore e produttore di musical (pensiamo a opere come Sui passi suoi o Uomo senz’anima). Qual è stato il momento più importante o gratificante della tua carriera musicale finora?

In vent’anni ho vissuto ogni sfumatura dello spettacolo, dai pianobar ai grandi musical. Il vero punto di svolta è arrivato con il debutto dell’opera Ipazia al Teatro Universitario della Sapienza. Lì, come autore ed esecutore di un’opera completa, ho avvertito un legame viscerale e un abbraccio collettivo con il pubblico e la compagnia. Quell’emozione intensa, più forte di qualsiasi scossa elettrica, mi ha confermato con chiarezza che quella era l’unica strada che potevo percorrere.

Quale aspetto del processo creativo, tra la scrittura di una canzone e la produzione di un intero musical, ti affascina di più?

Scrivere una canzone è per me un atto solitario e intimo, una necessità quasi ossessiva di dare forma a un’emozione. Progettare un’opera teatrale è invece come costruire una casa, dove il mio suono diventa il terreno solido per il lavoro di attori, ballerini e tecnici. In questo processo, smetto di essere solo il narratore e divento un tramite, permettendo agli altri di raccontarsi attraverso la mia musica.

L’energia amplificata che si genera è una esplosione unica e impagabile. 

Dal 22 maggio è in radio il tuo nuovo singolo “Nonostante tutto e tutti”, un raffinato brano pop-rock d’autore che si evolve da atmosfere intime ad esplosioni sonore. Ti va di raccontarci di cosa parla questo pezzo e come sei riuscito a trasformare una profonda vicenda biografica e di resilienza in un inno alla rinascita che possa parlare a tutti?

“Nonostante tutto e tutti” è nata dal desiderio di sublimare gli sforzi fatti per superare le difficoltà in una vibrazione musicale, che fosse un inno di rinascita. La struttura del pezzo riflette questo percorso, evolvendo da una confessione intima al pianoforte fino a un’esplosione rock che simboleggia il ritorno alla forza. È il mio invito a non spegnersi mai, ricordando che anche nei momenti più bui anche una singola nota può riavviare la melodia della vita.

Il videoclip del brano, che hai diretto e prodotto personalmente insieme alla videomaker Emanuela Laurenti, si muove su ricercati contrasti cromatici e vede nell’acqua il suo fulcro simbolico, tra immersioni e riemersioni. Vuoi spiegare ai nostri lettori com’è nata l’idea della cover e della componente visiva di questo progetto, e come si lega al concetto di purificazione?

Per la parte visiva di Nonostante tutto e tutti, ho voluto creare un’esperienza fisica e non una semplice “cartolina” della canzone. Immergersi e riemergere ha rappresentato per me un vero esercizio di purificazione, un momento di abbandono necessario per ritrovare la chiarezza. Il video funge da radiografia di questo processo, con l’acqua come membrana che separa il prima dal dopo. Riemergere significa tornare a galla portando con sé il peso del viaggio.

Definisci questo brano come un vero e proprio “manifesto programmatico” del tuo percorso, un ponte emotivo tra la filosofia e i sentimenti umani. In un’epoca così digitale, quanto è importante per te trasmettere emozioni autentiche al pubblico e toccare corde quasi spirituali?

Definisco Nonostante tutto e tutti un manifesto necessario, perché in un mondo digitale asettico sento il bisogno viscerale di fermare il tempo attraverso la musica, intesa come atto di resistenza. Vorrei che la mia musica fosse un ponte dove fermarsi e incontrarsi per ricordare che, nonostante l’avanzare l’incedere del mondo digitale ci faccia parte mettere in secondo piano la nostra fisicità, i contatti reali e fisici restano preziosi e insostituibili.

Nella tua ricca produzione discografica recente hai esplorato territori unici, unendo la poesia a temi scientifici e astrofisici (con brani come Antimateria, Linea di Kármán o La canzone dei pianeti). “Nonostante tutto e tutti” fa da apripista a una nuova fase: hai già in programma altri brani su questa scia o hai pensato ad un intero album basato su questa alchimia tra microcosmo e macrocosmo?

Nonostante tutto e tutti non rappresenta un punto di arrivo, ma il varco attraverso cui ho iniziato a cercare l’universo nel mio stesso respiro. Sto lavorando a un nuovo disco che fungerà da atlante di questa connessione. A luglio 2026 uscirà un brano sulla consapevolezza di essere piloti del nostro viaggio tra terra e spazio, seguito a settembre da un pezzo intimo e ancestrale che narra un viaggio che supera i confini del tempo per toccare l’eternità.