Beatrice Rosa è una giovane artista che ha costruito il proprio percorso musicale intrecciando studio, sperimentazione e passione. Cantante, autrice e compositrice, Beatrice arriva al debutto discografico con “Sinfonia di un Sogno”, un progetto che fonde jazz, cantautorato, blues e influenze pop. Nel dialogo con noi del MEI racconta la sua formazione, il rapporto con la composizione e le esperienze che hanno segnato la sua crescita artistica. Il disco affronta temi personali e sociali, dall’amore ai diritti delle donne, mostrando una forte sensibilità narrativa. Un viaggio tra musica, identità e libertà espressiva che segna l’inizio di un nuovo capitolo del suo percorso.
Ciao Beatrice, benvenuta sul sito del MEI! Per iniziare, ti va di presentarti ai nostri lettori e raccontarci qualcosa di te e del tuo percorso artistico?
Ciao! Con grande piacere! Mi chiamo Beatrice Rosa e sono una cantante, una compositrice e un’autrice. Studio musica da quando avevo 10 anni. Ho iniziato con il canto pop, per poi proseguire i miei studi presso il Liceo Musicale di Milano, dove ho approfondito molto la musica da un punto di vista tecnico e teorico. Sempre al liceo, ho avuto modo di studiare la musica classica: ho studiato canto lirico per un paio d’anni, per poi passare al jazz, genere che pratico attualmente. A ottobre finirò il master in canto jazz presso il conservatorio, dove ho già conseguito una laurea triennale, sempre in canto jazz. Quest’ultimo è un genere che mi ha permesso di espandere davvero la mia creatività vocale e musicale. Quando ho iniziato a praticarlo, mi sono accorta di come, rispetto alla musica classica e alla musica pop, il jazz aprisse all’inventiva e alla sperimentazione; questo senz’altro grazie all’utilizzo dell’improvvisazione, tipica del genere; grazie all’interpretazione maggiore sul fraseggio melodico e grazie alla complessità degli arrangiamenti. Il jazz mi ha aperto la strada anche alla composizione, che attualmente pratico e ho potuto esprimere nel mio debutto discografico intitolato: Sinfonia di un Sogno. Mi sento molto vicina anche a generi come l’indie, il funky, il cantautorato e il pop. Ho fatto anche studi approfonditi di tecnica vocale, seguendo diverse lezioni e masterclass di performer e di foniatri importanti come Federica Basile, Alberto Travanini, il Dottor. Franco Fussi, la Dottoressa Giovanna Baracca e con cantanti della scena pop come Grazia di Michele e Lorena Fontana. Dal 2023 sono anche un’insegnante di canto e di pianoforte, strumento che in questi anni ho sempre studiato in accompagnamento al canto, passando dallo studio classico, allo studio moderno.
Quando è nato il tuo amore per la musica? C’è stato un momento preciso in cui hai capito che sarebbe stata la strada da seguire per realizzare te stessa?
Alla musica mi sono avvicinata per caso in realtà. Quando ero alle scuole elementari avevo iniziato un corso di teatro che mi piacque moltissimo; solo che l’anno dopo non c’era modo di proseguirlo per questioni logistiche. Nella mia scuola era aperto il corso di canto; non avevo mai pensato al canto e alla musica, ma mia madre mi incoraggiò a provare e sperimentare comunque questa nuova espressione creativa. Da quel momento non smisi più. L’anno dopo, vidi in televisione la cantautrice britannica Birdy apparire in televisione mentre cantava un suo brano accompagnandosi con il pianoforte. Rimasi completamente immersa nei sentieri emotivi in cui il piano mi aveva portata. Decisi così di iniziare a suonare anche quel meraviglioso strumento. Quei due momenti sono stati decisivi. Non mi sono mai allontanata dalla musica. E’ capitato solo che, qualche anno fa, nella fase decisiva di scelta specialistica universitaria, mi sono chiesta effettivamente se volessi continuare a intraprendere la carriera della musicista o se volessi tentare la carriera d’attrice, altra mia grande passione; la risposta l’ho avuta mentre andavo a fare i provini per le accademie di teatro; avevo paura che se fossi stata presa, avrei dovuto abbandonare la musica; poco tempo dopo ho iniziato a comporre e da lì è stato tutto in crescita. Capii che la musica era la mia strada, e oggi sono ancora qua.
Arriviamo ai giorni nostri: “Sinfonia di un Sogno” è il tuo debutto discografico. Che tipo di lavoro è e cosa possono aspettarsi gli ascoltatori da questo progetto?
In Sinfonia di un Sogno c’è voglia di esprimere amore universale, c’è voglia di parlare di diritti femminili, voglia di libertà personale e voglia di non scappare dai sentimenti che proviamo. Dal punto di vista stilistico, sicuramente possono aspettarsi un unico filone musicale, ma con grande varietà concettuale, testuale e musicale. Sinfonia di un Sogno parla della mia passione per il jazz vocale, per il cantautorato italiano, per il blues, per il funky e per lo swing. Ho voluto fondere tutti questi generi in un unico album. Ogni brano è a sé. Nei brani in italiano ho voluto sicuramente dare risalto al testo. Il primo brano, Sinfonia di un Sogno, è una dedica a mia madre; parla di lei, di me e dell’amore che ci accomuna. Il brano intitolato Giulia di Cioccolata invece, è dedicato a Giulia Cecchettin e parla della violenza contro le donne. Il brano intitolato Noi invece, parla del senso di libertà che si prova alla fine di una relazione tossica. I due inediti in inglese, intitolati Follow me e Open My Door, sono un incoraggiamento, in particolare per la mia generazione, a non aver paura di esprimere i propri sentimenti. Open My Door è la cifra funky del disco, mentre Follow me è un blues non tradizionale. I due brani finali, Dedicated To You e Love me or Leave me sono due standard jazz; Il primo è una dolcissima ballad e lo abbinerei al filone romantico dell’album, mentre Love me or Leave me lo abbinerei allo stesso filone di Follow me di Open My Door; infatti, guarda caso, senza neanche farlo apposta, se analizziamo il testo di Love me or Leave me, ci accorgiamo che la tematica è estremamente similare a quella degli altri due inediti. L’album racchiude delle tematiche che mi stanno estremamente a cuore; e in più, dei filoni stilistici che amo particolarmente.
Parliamo del suono del disco. Come hai sviluppato la cifra stilistica delle tue composizioni e con chi hai collaborato per dare forma all’identità sonora dell’album?
Il suono dell’album è nato da sé, grazie proprio al mio intento di fondere jazz, cantautorato, blues, funky e swing. Sono una fan della musica vocale e della forma canzone. Mi sono voluta allontanare dal jazz tradizionale e dalla dimensione solistica. Ho voluto dare più spazio al testo, alla melodia e alla parte vocale. Per i brani in italiano mi sono ispirata a Sergio Cammariere. Il brano Sinfonia di un Sogno in particolare, lo scrissi proprio un’estate a Pineto, cittadina abruzzese dove Cammariere era venuto per un concerto; andai a sentirlo e mi ispirò moltissimo. Le melodie, i testi dei brani e parte degli arrangiamenti sono tutti miei. Per lavorare poi agli arrangiamenti più nello specifico e per concludere le composizioni al meglio, ho scritto i brani con un pianista, compositore, autore e arrangiatore molto legato al mondo pop e cantautorale; si chiama Matteo Maenza ed è un musicista eccezionale, molto versatile e con un pensiero musicale che ho sentito molto in linea con il mio. Il fatto che Matteo non venisse dal jazz, ha restituito all’album, anche da un punto di vista di scrittura armonica, quel filone melodico e quel filone legato alla forma canzone che stavo cercando. Gli altri bravissimi esecutori dei brani inediti: Tommaso Mauri al sax, Alessio Maraschio alla batteria e Giulio Molteni al basso, non li ho conosciuti nell’ambito jazz; la loro musicalità pop ha restituito un suono molto più melodico e ascoltabile, cosa che spesso nel jazz tradizionale manca. I soli del sax ad esempio, sono perfettamente in linea con questa cifra. La prima stesura tecnica dei brani la realizzai in realtà insieme a Dario D’Uva, sassofonista, compositore e arrangiatore jazz. Con lui ho scritto il brano funky, Open My Door; Dario è sicuramente specializzato nel filone funky, e più tradizionalmente jazz e free-jazz; infatti la stesura ritmica di Open My Door è stata davvero azzeccata. Le due cover invece, hanno contribuito a creare il sound dell’album. Per realizzarle non potevo non chiamare il fantastico Raffaele Garramone, pianista d’eccezione estremamente versatile; quando suona non sta realmente suonando ma ti sta raccontando una storia. I duetti con lui per me sono bellissimi ed un vero e proprio dialogo con un amico.
Uno dei brani che ci ha colpito di più è quello dedicato a Giulia Cecchettin. In generale, tutto il disco sembra attraversato dal tema dell’essere donna nel nostro tempo. Cosa ti ha spinta a raccontare questa storia e cosa ti lega, personalmente o artisticamente, a questa vicenda?
Sono molto felice che Giulia di Cioccolata vi abbia colpito, perché parla di un tema che mi è molto a cuore ed è a cuore a tantissime persone oggi, in particolare donne. Mi ricordo perfettamente i brividi che provai mentre sentii le notizie al telegiornale del caso Cecchettin, già quando ancora non si sapeva se Giulia ci avesse effettivamente lasciati. Ho sperato fino all’ultimo che Giulia fosse viva, ma poi, quando arrivò la notizia della morte, dentro di me ci furono emozioni davvero forti; forti al punto tale da non riuscire ad essere espresse solo con la mia voce. Volevo che tutto il dolore per la vicenda venisse espresso anche con la scrittura e con la musica. Il brano racconta un ipotetico punto di vista di Giulia sulla vicenda, che ormai ci guarda dal cielo. Molti mi hanno chiesto perché il titolo fosse Giulia di Cioccolata; l’avvicinamento alla cioccolata è stato un istinto arrivato non so perché e non so per come; so solo che al momento della vicenda guardavo le foto di Giulia e mi trasmettevano allegria, dolcezza, gioia; ma considerato l’accaduto, anche tanto senso di tristezza e amarezza; mi è stato istintivo abbinare il titolo ad un qualcosa che mi ha sempre trasmesso così tanta gioia, ma anche, a volte, tanto senso di amarezza, come il cioccolato; ero molto indecisa nell’abbinare le due parole; ma la certezza mi arrivò quando un giorno cercai il profilo di Giulia su instagram e scoprì che il nickname era: bisc0ttoalcioccolato. Capì che era un segno, allora non lo cambiai. Questo brano racconta di un dolore immenso provato. Vorrei che nell’ascoltarlo, gli ascoltatori e in particolare gli uomini, riflettessero. E’ un tema che accomuna tutti noi: donne, uomini, padri, madri, zii, nipoti, cugini e via dicendo. Sicuramente sui diritti delle donne sono stati fatti tanti passi avanti, ma c’è ancora molto lavoro. Spero con la mia arte di essere portatrice anche di questo. Come giustamente avete detto, l’album in generale, è molto legato alla figura femminile. Il primo brano, Sinfonia di un Sogno, rende omaggio a mia madre e anche a me stessa, mentre il brano Noi, parla della liberazione da una relazione tossica. I sentimenti tossici relazionali li possono vivere anche gli uomini, ma quel brano prende il punto di vista di una donna.
Guardando al panorama discografico di oggi, pensi che esistano ancora disparità di genere nell’industria musicale? Se sì, quali cambiamenti ritieni necessari per superarle?
Sicuramente sono stati fatti tanti passi avanti. E questo va apprezzato. Ma oggi nel 2026, dove ormai anche da un punto di vista musicale tante donne stanno prendendo piede non solo come cantanti e musiciste, ma anche come compositrici e autrici, credo sia importante dare molto più spazio di quanto ne sia stato dato in passato, soprattutto dal punto di vista compositivo. Nella musica, negli anni orsono, quasi non si considerava nemmeno una donna come compositrice o autrice; come se una donna non sapesse comunicare anche con altri mezzi. Le compositrici donne infatti, non emergevano quasi per nulla. Molte donne credo che si adagiassero molto anche su questa idea e quindi non provassero nemmeno a trovare altri mezzi espressivi; non per mancanza di voglia, ma per mancanza di opportunità. Alla donna è stato dato un ruolo molto legato all’immagine fine a sé stessa per tanto tempo; e a volte è ancora così, soprattutto nella musica più commerciale e per questo provo molto dispiacere. Senz’altro spesso anche molti uomini portano a far parlare di più la loro immagine che la loro musica, però vederlo fare da una donna nel 2026 mi reca ancora più dispiacere. Dopo anni di mancata espressione lavorativa e artistica, credo sia il momento in cui la donna nella musica debba cercare uno spazio più ampio; specialmente dopo secoli in cui la figura femminile dal punto di vista espressivo è sempre stata vincolata alla sola immagine, come oggetto sessuale, oppure a cui venivano affidate canzoni che non la valorizzavano come individuo, ma che la relegavano alla sola vita affettiva. L’immagine della donna che vuole essere salvata o che deve subire comportamenti tossici maschilisti o patriarcali veniva inserita in molti brani della musica pop. Sarebbe bello che la figura femminile iniziasse ad esprimersi come individuo libero, che possa darsi voce da sola, oppure, se qualcun altro vuole darle voce, sarebbe meglio scrivesse per lei dei testi maggiormente valorizzanti
Chiudiamo con il futuro: stai lavorando a una serie di concerti o a un tour per portare “Sinfonia di un Sogno” dal vivo e presentarlo al pubblico?
Sto cominciando ad organizzare dei concerti. Il primo sarà il 22 maggio a Sannazzaro presso Palazzo Cordera, in provincia di Pavia. Uscirà a breve la locandina sulla mia pagina social. E’ un evento aperto a tutti con biglietto d’ingresso. Palazzo Cordera è una bellissima villa che ospita diversi eventi musicali. Canterò tutto l’album con i miei musicisti e inseriremo cover del cantautorato italiano e della musica funky. Sto lavorando attualmente all’organizzazione di altre date. Rimanete sintonizzati sul mio profilo instagram: beatrice.rosa.music, ci saranno tante sorprese 😊




