Con “INCIAMPARE (atto II)”, secondo capitolo del progetto che porterà al nuovo album, MilleAlice continua il suo viaggio tra fragilità, consapevolezza e trasformazione. Un lavoro che racconta quel momento della vita in cui si smette di cercare la perfezione e si impara a convivere con gli ostacoli, scoprendo che spesso sono proprio le cadute a indicarci la strada.
L’abbiamo intervistata per approfondire il significato di questo nuovo capitolo artistico e umano.
Se dovessi descrivere “Inciampare” con una sola ferita, quale sarebbe?
Forse l’inciampo più doloroso da accettare è stato quello del prendere consapevolezza che a volte serve molto più tempo del previsto per guarire, e che non siamo completamente in controllo di deciderne le modalità e le tempistiche, ma serve solo ascolto e osservazione. A posteriori però questo è stato l’inciampo più salvifico.
Quando ti sei sentita davvero “Persa”, come nel brano Persa?
Forse il momento in cui mi sono sentita più persa è stato quando ho finito di studiare all’università (sono laureata in filosofia), quindi ho smesso di avere in un certo senso un percorso delineato da un’istituzione esterna, e ho dovuto capire come organizzarmi la vita senza linee guida.
C’è qualcosa di te che oggi vorresti smontare “pezzo x pezzo” per ricostruire?
Oggi non sento l’esigenza di voler smontare “pezzo x pezzo” qualcosa di me, proprio perché non vivo più me stessa secondo questa concezione, ma cerco di accettare ed accogliere tutto e poi, con calma, al massimo modellare. Questo brano l’ho scritto in un momento in cui ero veramente desiderosa di cancellare tutto e riniziare da zero, ma anche grazie alla scrittura di questo testo, ho capito che era un’esigenza passeggera data dallo sconforto del momento.
Hai capito qualcosa grazie a una caduta che non avresti imparato in nessun altro modo?
Credo che non ci sia una caduta in particolare che mi abbia insegnato qualcosa di super significativo, ma in generale il cadere un po’ di volte mi ha sinceramente e profondamente insegnato che non ci si deve concentrare sul non cadere mai più, ma che, anche se scomoda, la caduta è una parte assolutamente fondamentale del processo.


