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Con “Chissà come sarebbe”, i MIAMI WET affrontano uno dei dubbi più universali che accompagnano ogni persona: quello delle scelte, delle occasioni perdute e delle possibilità che non sapremo mai come sarebbero andate. Partendo da una storia molto personale, la band costruisce una riflessione più ampia sul tempo, sui rimpianti e sulla capacità di accettare il proprio percorso senza smettere di guardare avanti.

Ne abbiamo parlato con loro.

In “Chissà come sarebbe” partite dalla storia di un padre per raccontare un dubbio universale. Quando avete capito che questa vicenda personale poteva parlare a così tante persone?

La storia di partenza era molto personale, ma ci siamo accorti subito che il dubbio che contiene appartiene un po’ a tutti. Chiunque, almeno una volta, si è chiesto cosa sarebbe successo se avesse avuto un’altra possibilità o se rifarebbe le stesse scelte. Non esiste una risposta definitiva: forse l’unica certezza è che continueremo sempre a convivere con questa nostalgia sottile, guardando indietro mentre il presente scivola via.

Il brano ruota attorno alle scelte e alle possibilità mancate. C’è una decisione del vostro percorso artistico che oggi guardate con particolare gratitudine, pur avendola vissuta con paura all’inizio?

Sicuramente la scelta di aver deciso a prescindere di farlo, al di là di ogni aspettativa o sacrificio, solo per la genuina voglia di farlo anche con pochi mezzi a disposizione.

La storia di Anna, protagonista del videoclip, è sorprendente e piena di speranza. Cosa vi ha insegnato il suo modo di affrontare la vita e il cambiamento?

Che il tempo che passa non dovrebbe stabilire cosa possiamo o non possiamo fare: quando una cosa la si vuole davvero, si trova sempre il coraggio di provarci.

Se poteste davvero tornare ai vostri vent’anni per un giorno, c’è qualcosa che direste a quei ragazzi oppure lascereste che commettessero gli stessi errori che vi hanno portato fin qui?

Ogni persona è frutto delle sue scelte, nel bene e nel male, se tornassimo indietro e cambiassimo qualcosa non saremmo quello che siamo ora, quindi al massimo ci chiediamo “chissà come sarebbe?” ma non cambieremmo nulla.