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Quello che circonda la voce e la penna di Francesco Porro sembra essere un vero collettivo, una famiglia di suoni e di anime belle che si firma La Compagnia Scapestrati… e questo nuovo disco ha un titolo che somiglia al suono sognante che mi riporta in auge un certo modo di evadere dalla realtà che avevamo da adolescenti dei primi anni ’90… “Sognoricordo” in fondo sembra fare questo, tra personaggi, vetri, città e musiche nuove… sembra una perenne domenica dentro le pieghe di questo nuovo disco…

Incontriamoli live: 11 luglio – Portoferraio – Isola d’Elba (secret concert) – 21 luglio – Piazza Matteotti – Capoliveri – Isola d’Elba – 1 agosto Lucca –  festival folk – (luogo da definire)… in aggiornamento su tutti i loro canali social.

Amiamo sempre sottolineare come in un tempo così distopico esista ancora il bisogno di farsi “compagnia”… bella parola questa… come collettivo. Che a voi penso solo in questo senso… o sbaglio?

La Compagnia Scapestrati è in effetti un collettivo di musicisti che gravitano intorno a questo progetto da anni, con un nucleo principale, ora di cinque elementi, che lavora sulle canzoni e che suona nei concerti.

Per voi che significato ha la parola “compagnia”? Ed essere “scapestrati” significa tornare bambini e giocare in qualche misura?

Per noi “compagnia” è condividere, come dice la parola stessa “dividere il pane con un altro”, credo che sia un bel valore, la musica di per sé è questo. “Scapestrati” significa “essere liberi dalle corde, dal capestro”, scrivere ed esprimere sempre quello che  pensi in libertà, direi che è un nome molto libertario, condividere le idee senza posizioni di potere (Compagnia) e farlo in libertà (Scapestrati).

Ed il suono che fotografa tutto questo? Come l’avete scelto? Ci sembra intenzionato a cercar poesie e allegorie più che ricerche futuristiche… non come rotolandosi contro ne “La casa di Andrea” ma come per tutto il resto del disco quando si accomoda negli accordi maggiori…

Ogni canzone ha bisogno di un “vestito” che possa accompagnare il testo e lo possa rappresentare, Cavallo a dondolo aveva bisogno di un arrangiamento semplice che richiamasse al gioco perché è nata come un pezzo per bambini, La Casa di Andrea, suonata con la Magicaboola Brass Band, aveva bisogno di un’atmosfera di festa, Lucio ha dentro qualche chitarra distorta ed una voce più “grattata” in alcuni punti perché parla di un uomo che lotta per uscire dalle sue difficoltà, abbiamo tentato di accompagnare queste storie  con  suoni adeguati ad ognuna di esse.

Ed il futuro per la compagnia? I computer e gli automatismi? Che rapporto avete con questo tempo? Anche se dentro “Fantastica” l’elettronica (come in tutto il disco) e sembra comunque restare nella dimensione del gioco…

Non abbiamo un rapporto negativo con questo tempo, grazie alla tecnologia si possono fare ad esempio degli eccellenti lavori di produzioni a costi contenuti, la si può mettere al servizio della creatività senza esserne sopraffatti, l’importante è sempre ricordarsi che siamo uomini.

“Fantastica” è l’unico brano del disco con un po’ di elettronica, abbiamo discusso a lungo sulla possibilità di farla più acustica, ma forse esprime meglio la sua natura con questi suoni. La “fantastica” è quella che Gianni Rodari (maestro e scrittore di moltissime storie per bambini) definiva come la capacità di inventare, un’indagine sul meccanismo dell’immaginazione, Rodari teorizzava l’insegnamento della Fantastica come materia scolastica per non perdere nel corso degli anni l’immaginazione senza schemi dei bambini e per sviluppare la capacità di smontare e rimontare la realtà, la canzone parla proprio della capacità che avevo da bambino di andare dove volevo con l’immaginazione.

Perché siamo dentro un mondo che non vede i dettagli, quelli che fan vere le persone… che soluzione proponete per far pace con queste finzioni?

È un mondo che forse non ha il tempo di guardare i dettagli, ma credo che ci si debba concedere la libertà di perdersi, nelle cose in cui vale la pena perdersi, il racconto attraverso la musica dei volti che immagino e che osservo sono cose in cui mi perdo volentieri e provo ad andare più a fondo, bisogna anche ricordarsi che nella vita si può essere delle persone enormi anche fallendo, anche non raggiungendo gli obiettivi che ti eri prefissato, anche prendendo strade secondarie, proprio perché siamo uomini inteso come esseri umani, imperfetti.