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“A volte alcuni luoghi smettono di assomigliarci e a noi smettono di mancare.” Bastano queste poche parole a SELÁM per aprire le porte di “CASAMAI”, un progetto visivo e documentaristico che scava dentro uno dei concetti più universali e complessi dell’esperienza umana: il significato di casa.

Non una semplice struttura di mattoni, né un indirizzo geografico fisso, ma uno specchio emotivo in costante mutamento.

Il cuore pulsante del docufilm risiede nella sua natura collettiva. SELÁM ha scelto di non dare una risposta univoca, ma di rivolgere una domanda diretta a persone diverse, con storie, background ed età differenti: “Che cos’è per te la parola casa?”

Il risultato è un racconto intimo e corale, dove ogni intervistato si spoglia delle proprie sovrastrutture per mostrare la propria vulnerabilità. C’è chi ritrova la casa nel profumo di un ricordo d’infanzia, chi in un abbraccio che cura la solitudine, e chi, invece, associa quel termine a una ricerca che dura tutta la vita, a un luogo non ancora trovato.

L’intuizione più forte di “CASAMAI” sta nell’accettazione del cambiamento. Il docufilm esplora con delicatezza quel momento preciso in cui ci si rende conto che un luogo, un tempo fondamentale, ha smesso di custodire la nostra identità.

Imparare a non sentire la mancanza di ciò che non ci rappresenta più è, forse, la forma più alta di crescita e di indipendenza emotiva.

Con una regia pulita, immagini suggestive e una narrazione che lascia spazio ai silenzi e alle espressioni del volto, SELÁM firma un’opera che fa riflettere, emoziona e spinge lo spettatore a guardarsi dentro. Un viaggio visivo che ci ricorda che, alla fine, casa è ovunque decidiamo di poggiare il cuore