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Ciao a tutti, spero il meglio. Quando penso a un nuovo album non lo intendo come una raccolta di canzoni. Mi piace invece trovare un filo comune, un percorso, un concetto che sia un sottotraccia dei diversi brani. “Agente Provocatore” prende come spunto l’azione della controversa figura dell’agente provocatore spostando il tutto dall’ambito criminoso a quello musicale/artistico. Il nuovo lavoro sarà una decisa sterzata verso nuove sonorità e sperimentazioni, poliritmie, elettronica, etnica su cui rilasciare un flusso di coscienza verbale/letterario. Qui di seguito il concept e l’elaborazione. Il testo è un modus operandi di quello che succederà in musica.

Io mi sono infiltrato, voi potete unirvi nel portare alla luce

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“Agente Provocatore”

Questo è il mio ottavo disco solista. Una nuova prova in incognito, una ennesima azione di sabotaggio. Non inquadrabile in nessuna norma o legge ma in fondo non sono punibile, ho solo commesso il reato di liberare e liberarmi la mente. Mi sono infiltrato per provocare, per spingere a un atto di ribellione fosse anche solo un attimo di presa di coscienza, uno svelamento fugace. Non è un crimine anche se può istigare a urlare, a cercare una via di uscita dalle gabbie, a rompere schemi, abbattere muri, oltrepassare barriere. Colto in flagranza di espressione, mentre esco allo scoperto, buttando fuori senza restrizioni e limiti. Mi sono infiltrato e confuso con il nemico ma sono esente da pena perché ho agito in un atto di adempimento del dovere di smascherare i meccanismi, gli intrighi delle organizzazioni segrete che ci tarpano le ali. La mia condotta è finalizzata ad acquisire elementi di prova in ordine ai delitti dell’arte e della cultura e scoprire la provenienza illecita di musiche, testi e attività criminali legate al linguaggio. Ti spingo a delinquere e truffare classifiche e rituali obsoleti, agisco sotto copertura delle muse, della creatività senza fine, dell’anarchia. Ti incito come fossi uno della banda, della cricca, della gang e ti induco a reagire, a evadere da questo carcere di gradimento, scavando tunnel sotto le prigioni del facile, del banale, spesso del mediocre. Ti corrompo con flussi di coscienza, spionaggio e controspionaggio, stasi ed estasi, tra segretezza e incursioni incontrollabili. Se non si provoca, se non si interviene, non si verifica nessun atto scatenante, non si porta alla luce nulla. Urge un modus operandi. Tra la scienza e il caos, tra l’obiettivo chirurgico e il folle disseminare. Iter criminis pro arte.  Fino a che punto ci si può spingere? Fino a quando sarò, saremo impunibili? La risposta è nel bisogno di atti illeciti, di linguaggi pericolosi, di rapimenti estatici. Nessuno ci garantisce incolumità ma non è questo il problema dopo anni di addestramento a discipline estreme e un oscuro allenamento artistico. La riuscita dell’azione, dell’opera, dell’azzardo sta nel provocare un reato al fine di assicurare alla giustizia i colpevoli della svendita, della falsificazione delle arti. Il fattaccio si manifesta mediante contributo psichico ed espressivo, operando nella zona di frontiera tra l’illecito e ciò che appare. Un Agente Provocatore accetta il rischio, usa il proprio corpo, strategie radicali ed è pronto a qualsiasi prova : una canzone che possa di nuovo dire, che possa osare, mostrarsi oscena, che possa sfuggire di mano, portata al limite, alla delinquenza, mentre infrange le stanche e prevedibili leggi del decoro, del facile ascolto, di una intimità fasulla, melensa, artificiosa. In attesa di prove che possano scagionare i presunti colpevoli ammanettiamo il consenso e il successo a tutti i costi. L’Agente Provocatore si infiltra nella struttura canzone come in una clan malavitoso, organizzazioni capaci di sofisticare e alimentare un sistema di potere e estorsioni che spacciano stesure a 10 mani. L’Agente Provocatore finge di accettare i riti di iniziazione ma poi sparge virus, strategie oblique, frasi sconnesse, testi dinamitardi, assalti sonori. Il sabotaggio alla macchina del buon ascolto e del buon senso è in atto. L’Agente Provocatore non accetta consolazioni, è l’animale da soma che sputa nella biada. 

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