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C’è un immaginario fatto di notti infinite, rockstar irraggiungibili, caos, alcol e libertà che attraversa Kate Moss, il nuovo EP di Giordano Di Marco. Un progetto che sa di punk, nostalgia e rock vissuto senza filtri, ma che allo stesso tempo nasconde una riflessione più profonda sul tempo, sui miti adolescenziali e sulla necessità di ritrovare leggerezza.

Dentro i cinque brani — Drinking with a Rockstar, Rockfuckinroll, Rhythm of the drunk, Decadent angel e Hey girl — convivono energia sporca, immagini decadenti e una sincerità istintiva che arriva diretta. Un ritorno alle radici sonore dell’artista, nato da vecchie demo rispolverate dopo anni e trasformate oggi in qualcosa di nuovo.

Noi di Frammenti Media abbiamo intervistato Giordano Di Marco per farci raccontare l’anima di questo EP.

“Kate Moss” sembra raccontare il fascino degli eccessi ma anche tutta la fragilità che si nasconde dietro quel mondo: quanto c’è di autobiografico dentro queste tracce?

Questi cinque brani sono stati scritti e composti (non nella versione definitiva che ho pubblicato oggi) circa venti anni fa, che ero praticamente un ragazzino. Sono andato in studio con queste demo e con Fabio Tumini e vari musicisti ci siamo divertiti a renderli nuovi, fatti bene, ma soprattutto con l’intento di voler ricreare quelle atmosfere.

Tra “Drinking with a Rockstar” e “Rhythm of the drunk” l’EP ha un immaginario molto notturno e decadente: volevi creare un vero e proprio film rock da ascoltare?

È tutto una sorta di elogio a idoli e immaginari, che oggi magari giudicherei un po’ discutibili. Ma da ragazzo contribuirono alla mia formazione punk e musicale. Eroi a cui sarò sempre affezionato.

“Rockfuckinroll” sembra quasi un manifesto: oggi per te il rock è ancora ribellione o è diventato soprattutto un modo di sopravvivere?

“Rockfuckinroll” è voglia di divertirsi. Amici in studio che fanno musica.

Nonostante l’attitudine più sporca e impulsiva, in brani come “Decadent angel” si percepisce molta malinconia: pensi che le parti più vulnerabili siano anche quelle più sincere da mettere in musica?

Nei precedenti lavori in italiano toccai argomenti anche personali. Probabilmente avevo una forte esigenza di esprimere ciò che pensavo e/o che stavo vivendo in quel momento. Talvolta ebbi anche difficoltà emotive ad esibirmi sul palco. Questo EP è un ritorno, per me, a vecchie sonorità e più leggerezza.

Con Kate Moss, Giordano Di Marco non cerca perfezione o nostalgia costruita: sceglie piuttosto di riportare in vita un’attitudine, un’urgenza giovanile, un modo spontaneo di vivere la musica. Tra riff sporchi, atmosfere decadenti e ricordi di una formazione punk mai dimenticata, l’EP suona come una fotografia sfocata ma autentica di ciò che eravamo — e forse, in parte, siamo ancora.