Skip to main content

Con “FANTASMA”, La Tempesta Gentile inaugura un nuovo capitolo del proprio percorso artistico. Il singolo, pubblicato il 9 giugno, è il primo estratto da “Assenza e rumore”, il secondo album della band in uscita a settembre 2026 per Overdub Recordings.

Nata a Reggio Emilia nel 2021, La Tempesta Gentile è composta da Luca Canei (basso e voce), Giovanni Artioli (batteria e handpan) e Ilaria Past (synth ed elettronica). Nel tempo il gruppo ha costruito un’identità sonora originale, partendo da una formula essenziale basata su basso e batteria per arrivare a un power trio che integra elettronica, synth e suggestioni trip-hop ed electroclash, senza rinunciare alle atmosfere shoegaze che ne hanno caratterizzato gli esordi.

“FANTASMA” racchiude questa evoluzione musicale, intrecciando due anime apparentemente lontane: una prima parte elettronica e scandita e una seconda più vicina alle sonorità shoegaze. Il risultato è un brano che riflette sul tema della presenza e dell’assenza, nato da un processo creativo spontaneo sviluppato in sala prove e alimentato dal confronto costante tra i membri della band.

Come è nato il primo nucleo creativo di “FANTASMA”?

E’ nato in modo casuale, in sala prove, come per noi accade la maggior parte delle volte.

Per FANTASMA l’input è stato un loop creato col basso, che aveva un suono molto simile ad un synth, dal quale poi la canzone si è sviluppata con una prima parte elettronica molto caratterizzante.

C’è stato un episodio concreto che ha ispirato il brano?

No, escludendo il loop da cui siamo partiti, di cui ho parlato sopra.

Il pensiero quando ho iniziato a scrivere il testo, era sicuramente indirizzato alla mia vita durante il periodo del lockdown, ma non in un episodio particolare.

Quanto tempo avete impiegato per trovare la forma definitiva della canzone?

Abbiamo impiegato qualche mese, che è un po’ la costante di tutti i miei pezzi. Al solito quando compongo, porto le idee in sala prove, tutta la band per me deve essere coinvolta, per 2-3 prove si suona quello, ascolto, taglio, aggiungo, raccolgo ogni contributo, lascio sedimentare e poi metto via per qualche prova. Poi ci torno a lavorare dopo un po’.

Cerco sempre di non essere saturo o ossessionato dalla chiusura dei pezzi, voglio arrivare in studio che ho ancora le orecchie “fresche” e tanta voglia di ascoltare.

Il testo è nato prima della musica o viceversa?

Per me nasce sempre prima la musica, non sono mai riuscito a fare l’opposto, non ne sono capace, e mi piace che sia la musica, quindi la band, ad ispirarmi le parole. Al massimo posso appuntarmi parole o frasi sparse, isolate, soprattutto incipit, che possono tornarmi utili quando poi mi trovo a scrivere il testo.

Come avete lavorato insieme alla costruzione dell’immaginario del brano?

Come sempre in sala prove, dove in questo caso la sfida più importante è stata far coesistere le due anime diverse del pezzo: la prima parte di natura più elettronica, molto “quadrata”, scandita, e la seconda, decisamente sullo shoegaze più classico. Era importante far sentire il brano come un unico flusso, dove potesse incanalarsi il testo, coinvolgendo mondi molto diversi fra di loro, senza farli risultare scollegati.

Quale verso racchiude meglio il significato di “FANTASMA”?

“La mia presenza, non sempre assicurata”.