Dheiti, nome d’arte di Gemma Conforti, torna dopo cinque anni dall’ultima pubblicazione con il singolo Let It Move, accompagnato dal videoclip ufficiale firmato dalla regista e fotografa Davies Zambotti.
Il brano inaugura un percorso in cui musica e immagine si intrecciano, trovando nel teatro – luogo di reale formazione ed esperienza – il proprio riferimento simbolico. E in Let It Move il teatro è universo performativo e metafora di un’identità istrionica e mutevole, che cerca la propria coerenza attraversando l’inevitabile cambiamento; non a caso il videoclip amplifica questa dimensione scenica, rendendola una quasi-dichiarazione di poetica.
Il progetto nasce da una doppia origine geografica ed esistenziale: la Calabria calda, viscerale e malinconica – cuore e radice – e la Torino rigorosa e sabauda, che ha rappresentato il centro degli studi, dei primi passi artistici e delle continue fughe verso un ambiente underground più libero e coloristico.
Dal punto di vista musicale, Let It Move si può definire un brano strutturalmente pop ma dalle forti venature black, soprattutto jazz, costruito su una tensione continua tra inerzia e liberazione, noia e spinta vitale.
L’archetipo dell’attesa è appunto al centro della scrittura, incarnato nella figura di Mister Patience: vecchia fiamma ormai sbiadita e ridotta alla mimica di sé, sempre uguale e tremendamente prevedibile, dunque incapace di generare quella scintilla (the spark) necessaria a riattivare il sogno e l’avventura. Ne viene fuori come un senso di clausura, di loop – sia interiore che esteriore – e di delusione che attraversa l’intero pezzo, ma che al contempo lascia emergere con assoluta evidenza una rivolta al grigio e una fiera determinazione a non cedere mai alla parola fine, che è il cuore stesso del messaggio immortalato nel titolo.
E forse questo messaggio si fa sentire ancora più chiaro, in modo meravigliosamente paradossale, nel finale in cui la voce di Dheiti si apre al puro suono, dal significato al senso come non-detto, non-parola, una sorta di flatus vocis – vibrazione, dinamica, psyché greca, non fissabile su carta – che suggerisce più il desiderio della trasformazione che la trasformazione stessa (ricordandoci come il desiderio superi ogni volta l’oggetto desiderato): non una risoluzione, ma la messa in scena del processo, la rappresentazione dell’attimo prima dell’evento, la promessa della soglia.
BIO
Dheiti, nome d’arte di Gemma Conforti, è un’artista dalla formazione prevalentemente jazz che ha attraversato e sperimentato generi distanti tra loro – dal blues al pop, dal rock al funky – affinando sempre più una vocalità versatile e subito riconoscibile. Forte anche di studi classici, tra pianoforte e canto, alterna timbriche profonde e introspettive a interpretazioni più intense ed energiche.
Nel suo percorso discografico ha pubblicato l’EP Rebirth nel 2019 e i singoli The Guest, Getaway e The Remnants of Time, usciti nel 2021.
Let It Move segna l’inizio di una nuova fase creativa e apre una lunga serie di brani già completati e destinati a essere rilasciati prossimamente.
IL TESTO
LET IT MOVE
Mister Patience
I feel sad
When your hands are distinctly shy
When the spark is dying in your eyes
This is the last time
I’ll escape from your sight
If you don’t get me some jokes
Jokes to lose ourselves
In the roaring days
Let it move
In the red side of my shadow
Let it move
In the center of my harbour
Silence
That I’ve never heard before
Distance
That I’ve never felt before
And there is the same old pianist
In the same old place
And I can’t smile
When I’m looking at your face
So let it move
In the red side of my shadow
Let it move
In the center of my harbour
LASCIA CHE SI MUOVA
Signor Pazienza
Mi sento triste
Quando le tue mani sono palesemente timide
Quando la scintilla si spegne nei tuoi occhi
È l’ultima volta
Fuggirò dalla tua vista
Se non mi procuri qualche scherzo
Scherzi per perderci
Nei giorni ruggenti
Lascia che si muova
Nel lato rosso della mia ombra
Lascia che si muova
Al centro del mio porto
Silenzio
Che non avevo mai sentito prima
Distanza
Che non avevo mai provato prima
E c’è il solito pianista
Nel solito vecchio posto
E non riesco a sorridere
Quando ti guardo in faccia
Perciò lascia che si muova
Nel lato rosso della mia ombra
Lascia che si muova
Al centro del mio porto




