Con “ONDA DI MALE”, gli NFF costruiscono un brano intenso e viscerale, dove immagini dure e cinematografiche si intrecciano a una riflessione più profonda sulla natura umana, sulla guerra e sulla perdita di empatia.
Il singolo attraversa paure collettive e fragilità personali, alternando tensione emotiva e aperture sonore che sembrano quasi trasformarsi in visioni.
In questa intervista gli NFF raccontano il significato simbolico del brano, il rapporto tra musica e resistenza emotiva e il complesso lavoro dietro la costruzione di un pezzo così stratificato.
INTERVISTA
1) Nel brano utilizzate immagini molto forti, quasi cinematografiche: quanto c’è di reale e quanto invece di simbolico in questa “onda di male” che raccontate?
Ci siamo immaginati che il mondo, nella sua totalità e ciclicamente, venga sormontato da questa onda malefica che renda l’uomo con meno umanità, l’onda è simbolica le immagini invece sono una fotografia applicabile a qualsiasi conflitto ci sia mai stato nella storia dell’umanità.
2) A un certo punto il pezzo si apre improvvisamente verso immagini più luminose, come i cieli azzurri e i prati verdi: rappresentano un ricordo, una speranza o una possibilità futura?
In realtà il brano si apre musicalmente, ma il senso si oscura di più…una sorta di Ossimoro se vogliamo così descriverlo.
Bisogna immergersi in una visione: quella di un soldato in mezzo ad un campo di guerra a battaglia finita, in cui lui cammina confuso.
Sopra di lui vede il cielo limpido ed il salire delle anime, a terra, sul prato vede i corpi, l’uomo è ladro di luci (vitalità che si vede negli occhi) e speranze nel momento in cui uccide un altro uomo…non dobbiamo arrenderci fino a ché questo possa cambiare e smettere di fare queste barbarie.
3) “Non ti arrendere” è forse il verso più diretto del brano: pensate che oggi la musica abbia ancora il potere di opporsi alla paura e alla disillusione?
Noi continuiamo a crederci e a combattere, è un grido anche a noi stessi in questo periodo buio per la musica originale.
4) Questo singolo sembra parlare non solo di guerra o distruzione, ma anche di una fragilità molto umana e personale: quanto è stato difficile trasformare emozioni così pesanti in musica?
Ammettiamo che non è stato così facile come si possa pensare, articolare fasi adrenaliniche della musica ad immagini specifiche del cantato ci ha fatto perdere il sonno per giorni interi.
Perché la chiave di volta sta nell’interpretazione sommersa dal incipit dell’armonia e suono.




