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Online da oggi 29 aprile il videoclip ufficiale di DRIVER IDLE, il nuovo brano dei C’MON TIGRE pubblicato lo scorso 24 aprile. Dopo K//A\K//A, uscito a settembre 2025, DRIVER IDLE aggiunge un nuovo tassello al percorso che condurrà al loro prossimo album.

Link al videoclip di Driver Idle: https://youtu.be/yDpxN2EXsF8

“Abbiamo immaginato una storia che sembra un delirio, ma che è una forma di reclusione: un luogo mentale dove la percezione inganna e la realtà si ricompone alla fine “spiegano i C’mon Tigre parlando del videoclip “Il protagonista attraversa memoria e presente, cercando un accesso, un orientamento. L’incontro con altri simili diventa un meccanismo di sopravvivenza, un codice condiviso. Casa, a volte, è solo chi resta accanto a te, e quando il sistema smette di funzionare, l’unica via è spezzarne il ritmo e abitare il vuoto. L’incubo che vive il protagonista è reale: ciò che cambia è lo sguardo”.

DRIVER IDLE è una traccia dall’estetica e contenuto potenti, che si configura come un’indagine su un’umanità disorientata, alla ricerca di nuovi punti di riferimento. Il brano si sviluppa su una produzione stratificata che intreccia una melodia dalle suggestioni etniche con un urban groove profondo, dando vita a un suono compatto e anticonvenzionale. Su questo si innesta il featuring di PERRY MAYSUN, rapper e songwriter newyorkese con oltre 25 milioni di stream e una discografia che supera i venti progetti pubblicati in pochi anni, attivo sulla scena Alt Hip-Hop sperimentale, con uno stile crudo e introspettivo costruito attorno a temi di salute mentale, dolore e identità.

I brani pubblicati finora hanno trovato una prima forma pubblica con il concerto-spettacolo “LUMINA – Immersive Frequencies, a Technological Dancefloor” debuttato al Robot Festival di Bologna il 10 e 11 ottobre 2025 e a JazzMi a Milano il 01 novembre 2025; una presentazione non dichiarata del prossimo album.

La nuova direzione artistica si muove su un terreno che C’mon Tigre esplora da tempo, spingendosi stavolta più in profondità: la possibilità di tenere insieme elettronica e tradizione, corpo e macchina, ritualità e sperimentazione, senza che nessuno dei due lati prevalga o venga ridotto a citazione dell’altro. Non è una questione estetica. È una domanda su come si fa musica adesso, in un momento in cui la tecnologia ha cambiato non solo gli strumenti ma il modo in cui percepiamo il suono, il tempo, la presenza fisica.

Attivo dal 2014, C’MON TIGRE è un duo che incarna l’anima creativa da cui prende forma l’omonimo collettivo, composto da musicisti che condividono la passione di spingersi oltre i confini del suono e del genere. La sua musica, caratterizzata da ritmi ipnotici, melodie avvolgenti e arrangiamenti dinamici, unisce la ricerca artistica a un’immediatezza capace di parlare a un pubblico trasversale, che negli anni è diventato sempre più ampio e appassionato.

Con quattro dischi all’attivo e l’apprezzamento costante della critica specializzata, i C’mon Tigre hanno confermato con “Habitat” – l’ultimo album pubblicato a novembre 2023 – la propria identità artistica unica: quella di un collettivo dal respiro internazionale, in cui musica e arti visive si influenzano costantemente.

SINOSSI DEL VIDEOCLIP “DRIVER IDLE”

La storia comincia dentro una prigione, anche se ci vuole tutto il video per capirlo. Quello che sembra un delirio febbrile, un uomo intrappolato in un recinto all’aperto, enormi orsacchiotti di peluche rosa che rimbalzano intorno a lui con la logica di un incubo, è in realtà la sua cella, e gli orsacchiotti sono i suoi compagni di prigionia. Il delirio è reale. La reclusione è reale. Solo la lettura è sbagliata, e deliberatamente.

Si alza. Davanti a uno specchio si dipinge il viso: vivido, cerimoniale, non maschile in alcun senso convenzionale. Più maschera che trucco. Una dichiarazione, o un travestimento. Esce dalla sua baracca nel caldo di un posto senza nome: costiero, tropicale, da qualche parte nella latitudine della Giamaica senza mai dirlo. Le strade sono strette e rumorose di vita.

Quello che segue si muove tra registri diversi senza preavviso. Memoria e tempo presente si sovrappongono: il recinto riappare, poi si dissolve in una dancehall piena di corpi, poi di nuovo la strada. Ordina del cibo da una bancarella e lo mangia lentamente, osservando. Il video non racconta tanto una storia quanto descrive una transizione: l’interno di una coscienza che cerca un punto di accesso, che tenta di riorientarsi dentro una forma che non riconosce più del tutto.

Poi appare una donna. È vestita e dipinta esattamente come lui. Si avvicina e gli sussurra qualcosa all’orecchio. Paga il conto. Camminano insieme verso un furgone giallo parcheggiato lì vicino, e da questo momento è chiaro che è lei a decidere.

Dentro, altri stanno aspettando. Tutti condividono lo stesso aspetto: gli stessi colori sul viso, lo stesso abbigliamento in codice. L’atmosfera è compressa ed elettrica, quel tipo di silenzio prima che succeda qualcosa. Qualunque cosa stiano per fare, non è legale. Ma c’è qualcosa nella loro logica collettiva, il costume condiviso, il coordinamento non detto, che assomiglia meno alla criminalità e più a un meccanismo di sopravvivenza. Una micro-ancora. Un modo di ristabilire il contatto quando il quadro più grande ha smesso di avere senso.

La donna mette in bocca un orsacchiotto gommoso, dello stesso fucsia delle creature dell’inizio. Qualcosa cambia. Nel giro di pochi attimi sono tutti fuori, a ballare in mezzo alla folla con un abbandono che sfiora il delirio. Il loro stato sembra alterarsi. Il confine tra la logica onirica interiore e il mondo fisico si dissolve completamente. È questo che descrive il brano: il momento in cui smetti di cercare di riparare il sistema e ne spezzi invece il ritmo automatico, abitando il vuoto che si apre.

Al culmine, la polizia irrompe. Arresti, corpi portati via, l’euforia interrotta di netto.

L’immagine finale è il furgone giallo, schiantato e immobile. Dal cofano sale il fumo. Un agente parla al telefono. Dai portelloni aperti sul retro, decine di orsacchiotti di peluche rosa si rovesciano sull’asfalto: la refurtiva, il carico, il segreto. E all’improvviso l’apertura si ricontestualizza completamente: il sogno era il dopo. Gli orsacchiotti sono sempre stati reali. La prigione era già il finale. Casa non è un posto fisso. A volte assomiglia a una cella piena di peluche, e le persone che ci sono dentro sono le uniche coordinate che ti restano.

CREDITI VIDEO “DRIVER IDLE”

Titolo: C’mon Tigre – DRIVER IDLE ft. Perry Maysun

MUSIC BY C’mon Tigre

LYRICS BY C’mon Tigre & Perry Maysun

DIRECTED & EDITED BY Marco Molinelli

CHARACTERS

Metahumans created in Unreal Engine 5

Designed by Simone Montagnani (Sueo)

Developed by Stefano Villani

PROMPTING Marco Molinelli

PRODUCED BY

Open Event | DumBO

SUPPORTED BY

Realizzato grazie al contributo della Regione Emilia-Romagna – Legge Regionale per lo sviluppo del settore musicale.

© 2026 C’mon Tigre. All rights reserved.

Hanno suonato:

C’mon Tigre – voce, chitarre, synths e arpeggiatori, drum machines

Perry Maysun – voce

Pasquale Mirra – xilofono

Marco Frattini – batteria

Etichetta: CMT

Distributore digitale: Believe

Distributore fisico: Modulor

Booking e Management: Django Music