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Cinque brani, cinque mondi sonori, un’unica regia compositiva. Il terzo capitolo della saga musicale di Anastasia Anniemore24 si presenta compatto nella durata ma denso nelle soluzioni armoniche e testuali. Analizziamo nel dettaglio la tracklist di un disco che rifiuta le scorciatoie commerciali.

 

Ad aprire le danze è “Questa notte” (feat. Cecilia Quad). Siamo di fronte a un pezzo dark synth-pop di rara efficacia. Il groove elettronico pulsa sotto una melodia tagliente, mentre la voce di Cecilia Quad – interprete dall’impostazione rigorosa – si cala con sorprendente versatilità nei panni di una donna ferita da un gioco sentimentale tossico ma decisa a non mostrare la propria fragilità. I sintetizzatori anni Ottanta non sono puro vintage, bensì la gabbia dorata in cui si consuma un dramma intimo.

 

Si passa a registri completamente diversi con “Il crepuscolo” (feat. Bone). La scelta di affidare una ballata pop-ambient a un cantante di estrazione punk rappresenta una delle intuizioni più felici dell’album. La voce è trattata quasi come uno strumento secondario, immersa in riverberi densi e texture dilatate. La traccia descrive la terra di nessuno del passaggio tra luce e ombra con una lentezza terapeutica, ricordando certe suggestioni della classica contemporanea.

 

Il centro nevralgico dell’EP coincide con “Sirena” (feat. Vanessa Berni). Qui la produzione tocca vette cinematografiche di altissimo livello. L’incontro tra l’arpa celtica, le percussioni tribali e i flauti etnici genera una materia sonora liquida e ipnotica. La recitazione in russo dell’autrice dona al brano un’inquietudine nordica che Vanessa Berni cavalca con maestria interpretativa, svuotando il personaggio da ogni stucchevolezza mitologica.

 

La quarta traccia, “Mappamondo” (feat. Biko), abbassa i volumi ed entra nella dimensione del cantautorato acustico. Scritto da Anastasia adottando un punto di vista maschile, il pezzo è una dedica delicata e non idealizzata alla donna amata, definita “una rima imperfetta col gusto sulle labbra speziato”. Gli arpeggi puliti e l’interpretazione calorosa di Biko ne fanno la pausa riflessiva perfetta prima del gran finale.

 

A suggellare l’opera troviamo “Il postino” (feat. Arthurium). Traccia sospesa, giocata su un pianoforte malinconico e archi sintetici, in cui l’interpretazione dello studente siriano conferisce al tema dell’attesa epistolare una gravità dolorosa e universale. Un finale coerente per un EP che fa della varietà timbrica la sua forza primigenia.