Semplificare l’accesso alle licenze musicali e ridurre il peso delle procedure amministrative. È l’obiettivo di SoundRights, la piattaforma italiana nata per riunire in un unico ambiente digitale le operazioni necessarie a chi utilizza musica per eventi, locali e attività commerciali. Il progetto, sviluppato da Simone Prandin e Fabiano Buongiovanni, parte da un problema concreto: spesso la difficoltà per gli operatori non consiste nel pagamento dei diritti, ma nell’individuare la licenza corretta e orientarsi tra enti, regolamenti e documentazione.
«Per noi semplificare non significa rendere semplice un problema che semplice non è, né tantomeno cambiare le regole per renderle più semplici. In un contesto come questo non sarebbe realistico: significherebbe aspettare anni, forse decenni, prima che proposte di questo tipo possano essere anche solo prese in considerazione. Per noi semplificare significa fare in modo che sia la tecnologia a gestire la complessità, trasformandola in un’interfaccia chiara, con pochi click, anche per chi non è un esperto del settore. Un sistema può quindi essere molto complesso dietro le quinte e, allo stesso tempo, molto semplice da utilizzare. La vera domanda da porsi è: quali passaggi hanno davvero senso per l’utente e quali, invece, possiamo gestire noi attraverso la tecnologia e l’automazione? Perché alla fine la complessità può rimanere dove serve, ma non deve necessariamente ricadere su chi non ha motivo di conoscerla».Fabiano Buongiovanni , Co-Founder & CEO
SoundRights utilizza anche l’Intelligenza Artificiale per automatizzare parte di questo percorso. Attraverso il portale è possibile individuare le autorizzazioni necessarie, confrontare le opzioni disponibili, ottenere preventivi e gestire le relative pratiche. Che si stia aprendo fattivamente un nuovo scenario di utilizzo dell’A.I.?
«Che sia la burocrazia l’ennesimo tassello da risolvere ci è chiaro da anni. Ha senso dire che SoundRights apre le porte ad un nuovo modo di pensare all’utilizzo dell’A.I. proprio in tal senso?
R. Sì, e credo che sia proprio uno degli aspetti più interessanti di quello che stiamo costruendo.
Per troppo tempo abbiamo pensato all’intelligenza artificiale soprattutto come a qualcosa che sa rispondere alle nostre domande. Noi crediamo che possa fare un passo in più: può aiutarci a gestire la complessità e, quando possibile, anche ad agire al posto nostro. SoundRights è un esempio molto concreto di questo approccio. L’utente non utilizza l’AI semplicemente per chiedere “quale licenza mi serve?”. Gli comunica ciò che deve fare e la tecnologia lo accompagna nel processo, interpreta le informazioni, individua ciò che serve e automatizza una serie di attività che prima dovevano essere svolte manualmente. È qui che vediamo una delle applicazioni più interessanti dell’AI: non sostituire necessariamente una persona, ma eliminare quella parte di lavoro burocratico e ripetitivo che spesso assorbe tempo senza creare realmente valore. E secondo me questo apre una prospettiva molto più ampia. La burocrazia esiste perché, in molti casi, ci sono regole, controlli e informazioni che devono essere gestiti. Non possiamo semplicemente farli sparire. Possiamo però fare in modo che sia la tecnologia a occuparsi della complessità che c’è dietro, lasciando alla persona un’interfaccia semplice e un risultato comprensibile. È un paradigma che ci interessa molto anche al di là di SoundRights: non usare l’AI solo per generare contenuti o rispondere a domande, ma per costruire sistemi capaci di comprendere processi complessi e renderli più semplici da attraversare».Fabiano Buongiovanni , Co-Founder & CEO
Dunque si apre un nuovo fronte contro la burocrazia musicale. E che sia un fronte comune per rendere più snello e operativo tutto il settore…
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