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Eccolo il due degli L-Rhose che inaugurano il loro ottavo capitolo discografico con una prima anticipazione intitolata “To Say I Miss You”, il nuovo singolo disponibile già dal 5 giugno scorso in radio e sulle piattaforme digitali, accompagnato dal videoclip ufficiale. Il duo formato dai fratelli Francesco e Luca Reale sembra sposare quel pop rock dalle tinte inglesi e irlandesi che nelle aperture tanto richiama certe sospensioni alla U2 e questo brano rafforza tutto questo, affidando a una scrittura intensa una riflessione sul valore delle parole che troppo spesso restano inespresse. Perché, a volte, il destino di un legame cambia nel tempo di una sola frase.

“To Say I Miss You” ruota attorno a una frase tanto semplice quanto difficile da pronunciare. Secondo voi, cosa rende oggi così complicato dichiarare apertamente la propria vulnerabilità?

Crediamo che oggi sia sempre più difficile mostrare se stessi per quello che si è, senza filtri e senza la paura di essere giudicati. Dire “I miss you” significa ammettere che qualcuno ha lasciato un segno dentro di te, e non tutti sono pronti ad esporsi in questo modo. “To Say I Miss You“ vuole essere un invito a non lasciarsi sfuggire quei momenti e quelle occasioni solo per paura, orgoglio o insicurezza. A volte basta una frase per cambiare il corso di una relazione, e spesso le parole che non diciamo sono quelle che pesano di più.

Parlando della sezione di drumming… come avete prodotto il brano? 

Come per tutti i nostri brani, anche “To Say I Miss You” è nato da un processo creativo seguito interamente da noi due, dall’idea iniziale fino all’arrangiamento finale. Ci piace seguire ogni fase del processo creativo, perché crediamo che ogni scelta, anche la più piccola, contribuisca a creare l’identità del pezzo.

Il brano è nato da un giro di pianoforte, che apre la canzone e torna ad accompagnarla anche in altri momenti, diventando uno degli elementi portanti. Da lì abbiamo costruito tutto il resto, cercando di far crescere il pezzo in modo naturale. La batteria accompagna questa evoluzione emotiva, sostenendo la crescita del brano e contribuendo alla sua dinamica. Abbiamo lavorato molto sul rapporto tra pieni e vuoti, cercando di creare momenti di maggiore intensità alternati ad aperture più intime, così che ogni elemento potesse avere il proprio spazio.

È una formula che state cavalcando spesso o ci saranno nuove evoluzioni nel prossimo futuro?

Più che una formula, crediamo sia semplicemente il nostro modo di fare musica.

Non partiamo da uno schema preciso da replicare, ma dalla musica come espressione di quello che siamo e di quello che ci piace. Ogni pezzo rappresenta una parte di noi, anche nelle scelte stilistiche, e nasce dal desiderio di essere coerenti con la nostra sensibilità. Suoniamo quello che siamo, e siamo quello che suoniamo. Non cerchiamo di costruire qualcosa che non ci appartiene o di apparire diversi da quello che siamo: lasciamo che ogni brano trovi la sua forma naturale, rimanendo fedeli alla nostra identità.

Guarda il VIDEO UFFICIALE

Domanda che forse ha poco senso ma ve la metto li: secondo voi la luce, il gioco e i suoi colori, guardando anche il video… ha sotto sotto un valore per questo suono?

In realtà ha molto senso. Per noi la parte visiva non è qualcosa che arriva dopo la musica, ma un altro modo di raccontarla. Nel videoclip la luce e i colori seguono il movimento del brano, ne accompagnano le variazioni e cercano di amplificarne le emozioni. Il gioco tra chiaroscuri, atmosfere e contrasti nasce proprio dal desiderio di creare un dialogo tra immagine e musica, lasciando che entrambe raccontino la stessa emozione attraverso prospettive diverse.

Perché l’inglese? La scrittura in italiano aveva meno appeal?

Non è una questione di appeal. L’inglese è semplicemente la lingua con cui questo progetto è nato in modo naturale. La nostra cultura musicale si è formata soprattutto attraverso canzoni cantate in inglese, ed è un linguaggio che nel tempo è entrato a far parte del nostro modo di ascoltare, scrivere e raccontare quello che sentiamo. Quando nascono le canzoni è quindi la lingua che ci viene più spontaneo usare: le idee, le immagini e le emozioni prendono forma così, seguendo un percorso che sentiamo nostro.

Abbiamo scritto anche brani in italiano, ma oggi L-Rhose parla principalmente questa lingua perché è quella in cui sentiamo di esprimerci con maggiore naturalezza.

Il disco… cosa dobbiamo attenderci presto?

Siamo arrivati alla pubblicazione dell’ottavo singolo e questo percorso ci ha permesso di dare a ogni brano il tempo e l’attenzione che merita. Preferiamo far vivere ogni canzone, lasciare che trovi il proprio spazio e che possa essere ascoltata e scoperta nel modo giusto. Ogni singolo rappresenta un tassello di un percorso più ampio, fatto di emozioni, esperienze e momenti diversi. La scelta di pubblicare singoli ci permette di concentrarci su ogni brano e di valorizzarne pienamente l’identità. In questo momento siamo concentrati su “To Say I Miss You”, sul suo messaggio e sul percorso che questa canzone sta facendo con chi la ascolta.

Il disco è un’idea che esiste, ma oggi preferiamo continuare a raccontare la nostra storia attraverso le singole canzoni, dando a ogni capitolo il giusto spazio. L’importante per noi è continuare a condividere questo viaggio con chi ci ascolta.

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