Ci sono canzoni che raccontano una storia e altre che sembrano fare una domanda a chi le ascolta. “Se fossi”, il nuovo singolo di Marta Maggio, parte da un meccanismo mentale che tutti conosciamo, quello dei rimpianti e delle infinite ipotesi. L’artista costruisce un brano che parla del presente molto più di quanto sembri. Senza indulgere nell’autobiografia, trasforma un’esperienza comune in una riflessione delicata sull’accettazione e sulla necessità di lasciar andare ciò che non possiamo cambiare.
Ne abbiamo parlato con lei per capire come nasce una canzone così intima e quale percorso l’abbia portata fino a qui.
“Se fossi” parte da una domanda che, in fondo, tutti ci siamo posti almeno una volta. Quando hai capito che quel meccanismo mentale poteva trasformarsi in una canzone?
“Di base mi affascina cercare risposte ai grandi interrogativi, pur sapendo che non esiste mai una risposta univoca o definitiva. Mi sono ritrovata spesso ad ascoltare riflessioni molto lontane dal presente, scuse al condizionale che proiettano le proprie responsabilità su altre persone o su eventi passati… alla fine ho voluto unire questi discorsi per dare la mia chiave di lettura. Sfogarsi e lamentarsi è umano, ed è utile se serve a capire da dove vogliamo scappare per ricostruire il presente. Diventa tossico, invece, quando diventa una scusa per non scegliere. Il nostro tempo è limitato: invece di chiederci chi “saremmo potuti essere”, dovremmo giocarci bene le carte che abbiamo in mano oggi”.
Nel brano racconti un limbo tra passato e futuro, ma sembra quasi che il vero protagonista sia il presente. Come hai imparato a rimanere focalizzata sul presente?
“In realtà, essere consapevole del presente non significa necessariamente saperlo vivere. Ci provo, ma spesso non ci riesco. “Se fossi” è nata proprio per esorcizzare questa paura, un modo per ricordarmi quanto sia importante trovare una via d’uscita quando si vive troppo sbilanciati in un tempo che non esiste. E forse, ad aiutarmi a rimanere focalizzata sul presente è proprio l’idea della morte: mi ricorda che siamo su questa terra solo di passaggio e che il tempo a disposizione è così poco da costringerci a dare priorità alle cose che contano davvero”.
Hai raccontato che questa non è necessariamente una canzone autobiografica. Quanto è difficile trovare un equilibrio tra ciò che appartiene davvero a te e ciò che scegli di rendere universale?
“È molto difficile, anche perché spesso, quando ci si racconta, c’è la paura di essere fraintesi o di dire qualcosa di cui ci si possa pentire in futuro, magari perché troppo legato a un’emozione passeggera del momento. D’altra parte, però, mi rendo conto che più ci si espone e ci si avvicina a se stessi – nel bene e nel male – più si risulta onesti e autentici. E questa è una verità che gli ascoltatori percepiscono subito”.
C’è un verso, “vince chi molla”, che sembra rappresentare il punto di svolta del pezzo. Cosa significa oggi, concretamente, “mollare”?
“Oggi per me significa smettere di fare la guerra ai mulini a vento e non interstardirsi per cambiare le cose che non si possono cambiare. Spesso pensiamo che resistere a oltranza sia un valore, invece c’è una dignità enorme nel lasciare andare. Accetto gli altri per come sono, ma scelgo di proteggere la mia serenità e fare ciò che mi fa stare bene, senza scuse e senza sensi di colpa, o almeno ci provo”.
Ultimamente hai iniziato a curare personalmente anche gli arrangiamenti dei tuoi pezzi. In che modo questo ha cambiato il tuo modo di scrivere?
“Sicuramente sui nuovi pezzi a cui sto lavorando ha avuto un impatto positivo. Anche se possono esserci dei limiti tecnici o di studio sulla composizione, tutto ciò che viene arrangiato è farina del mio sacco. Nel bene e nel male mi rappresenta, mi somiglia, e tutto diventa più reale e comunicativo. Certo, si corre il rischio di chiudersi nella propria comfort zone, ma per me prendere in mano gli arrangiamenti è stato un passo necessario e, soprattutto, liberatorio”.
Guardando indietro alla Marta che ha composto “Se fossi”, cosa le diresti oggi?
“Le direi di non avere paura di lasciarsi andare. La tua musica non deve piacere a tutti, deve somigliare a te. Sperimenta, sbaglia, prova mille cose diverse. Prima o poi troverai il vestito che ti sta meglio e che ti rappresenta davvero”.


