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La line up 2026 sembra raccontare perfettamente questa identità fluida: grandi ritorni, debutti attesi, culto indipendente, nuove traiettorie internazionali. Non un cartellone da spuntare, ma un ecosistema.

Day 0 – Giovedì 21 maggio
L’apertura ha già il peso di un manifesto: Ministri, Maria Antonietta & Colombre, Brucherò nei Pascoli, Les Votives. Nomi che tengono insieme scrittura, urgenza e una certa idea di scena che al MI AMI è sempre stata casa.

Venerdì 22 maggio – il presente che pulsa
È forse il giorno più “MI AMI” di tutti. C’è il magnetismo rituale di La Niña, l’immaginario sghembo di Tutti Fenomeni, il ritorno di Mecna, il live speciale di Silent Bob & Sick Budd annunciato come unica data estiva, il rap obliquo di Dutch Nazari.

Ma è anche il giorno delle connessioni globali: Dov’è Liana, Pacifica, Lua de Santana. E poi la nuova ondata: Faccianuvola, Altea, Sissi, Tresca Y Tigre. Un giorno che sembra una fotografia in movimento del nuovo pop indipendente.

Sabato 23 maggio – culto, visioni, mutazioni
Qui il festival si fa ancora più trasversale. Il ritorno di Nu Genea live band è da solo un evento. Poi Marco Castello, sempre più figura centrale di una nuova canzone d’autore, e Motta che celebra La fine dei vent’anni.

Accanto a loro, l’elettronica francese di Myd, il debutto italiano di Zé Ibarra, la scrittura obliqua di Lamante, l’alt-rock di Gazebo Penguins, l’energia di Birthh. È il giorno in cui il MI AMI mostra quanto la sua idea di “indie” abbia ormai superato qualsiasi definizione.

Domenica 24 maggio – il rito finale
E poi c’è Cosmo. Solo lui. Come se bastasse un nome a chiudere il cerchio. E forse basta davvero.

Una line up che è una dichiarazione
Il MI AMI 2026 non sembra costruito per rincorrere hype o algoritmi, ma per raccontare un ecosistema vivo: dal post-punk al rap, dal cantautorato mutante al clubbing, dall’Italia al mondo.

Più che una line up, una presa di posizione.

A vent’anni dalla nascita, il Festival della Musica Bella e dei Baci continua a fare quello che ha sempre fatto meglio: far sembrare il futuro una cosa che puoi ascoltare sotto un palco.