Con “Rivolersi Bene”, i WAVE mettono al centro un tema semplice ma tutt’altro che scontato: imparare a volersi bene, dentro e fuori dalle relazioni.
Un brano che nasce da un’esperienza personale ma che, nel percorso della band, diventa qualcosa di condiviso, trasformandosi in uno spazio comune tra musica, crescita e confronto.
Li abbiamo intervistati per capire come è nato il pezzo e cosa rappresenta oggi per loro.
“Rivolersi Bene” nasce da un’esperienza personale: come avete lavorato insieme per trasformarla in qualcosa di condiviso, da band?
I nostri pezzi solitamente nascono da un’idea armonica su cui poi sviluppiamo l’anima ritmica, melodica e testuale. Per questo brano abbiamo lavorato quasi da subito in studio, costruendolo man-mano.
Abbiamo capito però che per noi risulta più adatto lavorare alla composizione in sala prove, dove ci esprimiamo e ascoltiamo al meglio.
Il brano parla di relazioni sane: quanto questo tema vi rappresenta oggi anche nel vostro percorso come gruppo?
Diciamo che in ogni testo, ed in particolare quello di “Rivolersi Bene”, ci rivediamo un po’ tutti.
Ognuno di noi sta vivendo le prime esperienze di relazioni serie, da quelle sentimentali a quelle lavorative, e tutto ciò ci confonde. Ovviamente in un gruppo non è sempre tutto rose e fiori: nella vita si perdono amicizie, compagni e colleghi.
Ma nel nostro piccolo ci siamo accorti che spesso, proprio grazie alle persone che si ha intorno, ci si può adattare, cambiando e migliorando. Alla fine la crescita funziona così.
Nel pezzo si alternano momenti più intimi e altri più carichi: come avete costruito questo equilibrio in studio?
“Rivolersi Bene” è nata da un’idea armonica di Nico (bassista).
La sera in cui me la inviò, io (Davide) stavo già lavorando ad una canzone senza riuscire a trovare una direzione. Il processo è stato molto naturale: dopo aver ascoltato la voice memo ho prodotto una prima demo, unendo la progressione agli accordi con una melodia e un testo già scritti.
Gestire le dinamiche seguendo l’intensità emotiva del testo è stato quindi abbastanza naturale.
Il vostro suono unisce indie, soul, rock e funk: è una direzione precisa o il risultato naturale delle vostre influenze?
Abbiamo affrontato spesso questo discorso e siamo arrivati a una conclusione semplice: se qualcosa ci suona bene ed è coerente con la canzone, allora è giusto.
Non ci piacciono le etichette. Preferiamo lavorare con una mente aperta, lasciando che la musica cambi strada durante la scrittura.
Negli ultimi brani abbiamo seguito una direzione più definita, ma in futuro cercheremo nuove influenze. L’identità musicale va a fasi, anche se il cuore resta lo stesso.




