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Arrivati alla fine di questo viaggio sonoro, resta una domanda: perché dovremmo ascoltare gli UBO? La risposta è semplice: perché sono strani. In un mondo che cerca di renderci tutti uguali, “What if?” è un inno alla diversità mentale, creativa e sonora. Questa recensione finale è un appello agli ascoltatori stanchi dei soliti schemi: date una chance a questo “autodidattismo confuso”. Lasciatevi cullare dal basso ipnotico della Minari, perdetevi nelle tastiere spaziali di Animini e accettate la sfida delle chitarre sghembe di Terenziani. È un album che cresce con gli ascolti, che svela nuovi strati ogni volta che si preme “play”. Non è un disco perfetto, ed è proprio questo il punto. È un disco vivo, pulsante, malato, geniale e profondamente vero. È il raschio del fondo celeste, ed è la cosa più bella che potrete ascoltare quest’anno.