Il nuovo album dei Tackat si presenta come un caleidoscopio sonoro in cui la frammentazione diventa struttura. I generi si inseguono senza gerarchie, costruendo un percorso che sfugge a qualsiasi classificazione immediata. Questa scelta, però, non è casuale: riflette una precisa visione del presente, in cui l’accumulo di contenuti e informazioni genera una percezione instabile e spesso disorientante. “Nausea” lavora proprio su questa tensione, riuscendo a mantenere una propria identità anche nel cambiamento continuo. È un disco che non cerca l’immediatezza, ma costruisce il proprio senso nel tempo, attraverso ascolti ripetuti che permettono di cogliere dettagli e connessioni altrimenti invisibili.
“Tagliati per il successo” parte da un’immagine quotidiana: da dove nascono di solito le vostre idee?
“Tagliati…” era lo slogan di un tabellone che pubblicizzava dei parrucchieri. Ovviamente mi è partita l’immaginazione e il gioco di parole era troppo facile e divertente per ignorarlo. Mi colpisce qualsiasi cosa. Visiva, sonora, scritta o pronunciata. È un po’ un mio feticismo. Come diceva Burroughs “language is a virus” e lo condivido totalmente. Non riesco a spegnere i ricevitori. Siamo circondati da input (non contenuti 😵) e sta a noi decifrarli e riutilizzarli. Anche il silenzio può essere fonte di ispirazione
Nei vostri brani c’è spesso ironia: vi serve per alleggerire o per colpire più forte?
Ambedue. Il killing joke ė l’arma micidiale. Ironia e sarcasmo ormai sono una costante della nostra esistenza. Il grande paradosso. Non voglio alleggerire. miro a creare una certa consapevolezza tramite l’humor piuttosto che predicare. I monty python prendevano pesantemente per il culo la società inglese tramite un humor assurdo e caustico che non puoi non riflettere
“Dansefloor” racconta il clubbing in modo non banale: cosa vi interessa davvero di quel mondo?
Il pezzo è un piccolo film sulla implicita violenza che attualmente si cela nel mondo del clubbing. Le frustrazioni di maschi super eccitati e in coca dura portano il loro vuoto testosteroide ad una sola e illogica conclusione di violenza. La musica è superflua.
È la colonna sonora di una vita di frustrazioni, alcohol, stupidità, insuccessi e fallimenti
Come scegliete il suono giusto per ogni pezzo?
Costruiamo loop. Filtraggi di suoni. Ritmi. Giri di chitarra. Spesso il suono del pezzo influenza il testo. Il modo di cantarlo.
Vi riconoscete in una scena oppure vi sentite isolati?
Magari potessimo fare parte di una scena. Il nostro modo di essere. La nostra scelta stilistica ci ha sempre isolati. Non siamo mai stati abbastanza di qualsiasi genere. Ormai non ci proviamo nemmeno. Siamo liberi senza nulla da perdere. Amiamo fare musica e divertirci. Chi vuole ci segua
C’è un brano che rappresenta meglio il disco?
Ogni pezzo ha una vita propria ma fa parte di un progetto più ampio. Vorrei che ogni brano ti accompagnassi a quello successivo come una staffetta




