Con “Non vi deluderò”, Silvia Mezzanotte dà voce a un progetto che unisce musica, integrazione e umanità. Un brano nato dall’incontro con ragazzi che hanno attraversato guerre, povertà e viaggi difficilissimi, trasformando le loro storie in una testimonianza collettiva fatta di speranza, identità e accoglienza.
Nella nostra intervista, Silvia Mezzanotte ci ha raccontato la nascita del progetto, il significato delle diverse lingue presenti nel brano e il valore della musica come strumento concreto di dialogo e inclusione.
“Non vi deluderò” nasce dall’incontro con ragazzi che hanno attraversato guerre, povertà e viaggi difficilissimi: cosa vi ha lasciato dentro ascoltare così da vicino le loro storie?
“Non vi deluderò” è un progetto nato all’interno della The Vocal Academy di Mazara del Vallo, la scuola di canto che porto avanti insieme a Riccardo Russo, che ha compiuto ormai dieci anni, e si sviluppa con 11 sedi, 8 delle quali sono in Sicilia. Fin dall’inizio abbiamo sentito il bisogno di trasformare l’ascolto di queste storie in qualcosa che potesse arrivare al cuore delle persone. Ascoltare da vicino i racconti di questi ragazzi ci ha cambiati profondamente. Quando senti parlare di guerre, fame, viaggi disperati affrontati senza sapere se si arriverà vivi al giorno dopo, smetti di vedere certi drammi come notizie lontane. Dietro ogni viaggio scopri un volto, una paura, ma anche una forza immensa.
A emozionarmi ancora di più è stato il fatto che a raccontare tutto questo siano stati due autori giovanissimi, Ermes Russo e Vittoria Blunda, cantautore e cantautrice di grande sensibilità. L’idea che dei giovani abbiano scelto di dare voce ad altri giovani, spesso invisibili agli occhi del mondo, mi ha toccata profondamente. In questo brano c’è autenticità, empatia e il desiderio sincero di costruire vicinanza umana.”
Nel brano convivono italiano e lingue originali dei ragazzi coinvolti: quanto era importante far sì che ogni voce mantenesse la propria identità?
“Era fondamentale che ogni ragazzo mantenesse la propria lingua e il proprio suono. La diversità, in questo progetto, non è un ostacolo: è la sua ricchezza più grande. Sentire convivere italiano e lingue diverse significa ascoltare identità che si incontrano senza annullarsi. È un modo per dire: “Ti accolgo per quello che sei”.
Anche per questo la produzione del brano da parte della The Vocal Academy ha avuto un significato speciale: non era soltanto realizzare una canzone, ma creare uno spazio in cui ogni ragazzo potesse sentirsi ascoltato e riconosciuto.”
La musica qui diventa molto più di una canzone: pensi che oggi l’arte possa ancora creare ponti reali tra culture e persone?
“Io credo profondamente che l’arte possa ancora creare ponti reali. Forse oggi ne abbiamo ancora più bisogno. La musica arriva in luoghi dove spesso le parole da sole non riescono ad arrivare: abbatte diffidenze, crea empatia, mette le persone sullo stesso piano emotivo. In “Non vi deluderò” non c’è solo una canzone, ma un incontro umano vero.
Questo progetto, infatti, nasce nell’ambito di un percorso di integrazione voluto dal Progetto di accoglienza SAI MSNA del Comune di Mazara del Vallo ed è gestito dal Consorzio Hera in partenariato con la cooperativa sociale Solidarietà e Azione, l’associazione Casa della Comunità Speranza, la cooperativa sociale Approdo e la cooperativa sociale Impegno 2000. Tutti insieme hanno creduto nella possibilità che la musica diventasse uno strumento concreto di dialogo e inclusione.”
“Non vi deluderò” è una promessa piena di speranza: qual è il messaggio che vorreste arrivasse a chi ascolterà questo brano per la prima volta?
“Il messaggio che vorremmo arrivasse è che nessuno dovrebbe sentirsi invisibile o sbagliato per la propria storia. “Non vi deluderò”, cantata in italiano e nelle lingue originali dei ragazzi, è una promessa rivolta alle famiglie lontane, una promessa di responsabilità, ma anche di fiducia reciproca. Vuole dire: “Ti vedo, ti ascolto, e non voglio voltarmi dall’altra parte”.
Spero che chi ascolterà questo brano possa sentirci dentro non solo dolore o difficoltà, ma soprattutto speranza. La speranza che le nuove generazioni possano costruire un mondo più umano, dove le differenze non facciano paura ma diventino una ricchezza. E forse è proprio questo l’aspetto più bello del progetto: vedere giovani artisti scegliere di raccontare altri giovani con rispetto, sensibilità e amore.”




