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Benvenuti su MEI Web. Oggi esploriamo l’universo di Samuele, un artista che ha saputo trasformare la timidezza in una forza espressiva travolgente. Con “Dissolvimi” inaugura un nuovo capitolo discografico che mette al centro il suono e l’istinto: una conversazione su cover d’autore, concerti e la necessità di “distruggere tutto” per ricominciare.

 

Samuele, benvenuto su MEI Web. Il tuo percorso sembra guidato da una costante ricerca: ci racconti come è nato il tuo amore per la musica e in quale momento hai capito che la tua voce doveva diventare il tuo mezzo d’espressione?

Ciao! Ho scoperto la musica da molto piccolo: i miei genitori sono musicisti e sono cresciuto in mezzo agli strumenti musicali (suonicchiavo il pianoforte e la batteria da bambino), ma la vera passione è arrivata a 11 anni, quando ho iniziato veramente a studiare la chitarra elettrica. Da bambino mi dicevano che avevo una bella voce, ma mi vergognavo tantissimo di cantare; ci ho messo anni a sbloccarmi. Al liceo ho iniziato a suonare con la mia prima band, facevamo post-rock e una specie di progressive; da lì in poi ho sempre avuto la necessità di scrivere e produrre musica, e cantare, infine, è stato abbastanza automatico.

 

La scena indipendente è fatta di traguardi sudati. Qual è stato, finora, il momento più gratificante del tuo percorso? Quello in cui hai detto: “Sì, questa è la strada giusta”?

E’ sempre difficile oggi essere soddisfatti, si tende a mettercisi tanta pressione e aspettative addosso. Forse la più grande soddisfazione è stata pubblicare i miei dischi e scoprire che tanta gente apprezza il mio lavoro, quello mi riempie il cuore. È lì che ho capito di essere sulla strada giusta.

 

“Dissolvimi” ha un titolo quasi fisico, che suggerisce un abbandono totale. Vuoi raccontarci di cosa parla il brano e qual è il nucleo emotivo che lo sorregge?

Credo parli di quell’attrazione strana verso qualcosa di troppo grande da attraversare, qualcosa di abissale ma così affascinante da farti desiderare di esserne dissolto, appunto. C’è paura, ma c’è anche una specie di preghiera.

 

Musicalmente è venuto abbastanza naturale: parto quasi sempre dall’istinto sonoro, non da un concetto, poi guardo indietro e magari capisco cosa ho fatto. Distruggere tutto alla fine mi è venuto da sé — forse era l’unico modo onesto di chiudere ahahah

 

L’aspetto visivo completa spesso il messaggio sonoro. Vuoi spiegare ai nostri lettori come è nata l’idea della cover di “Dissolvimi”? Cosa rappresenta graficamente questa dissolvenza?

Devo ringraziare Agnese Zingaretti, artista visiva con cui collaboro da un po’ di anni. Volevamo rappresentare questa distorsione anche visivamente e abbiamo usato materiali riflettenti flessibili, instabili. Abbiamo catturato diverse immagini diverse immagini, questa era particolarmente speciale per la luce e l’espressione del viso.

 

In un’epoca di ascolti rapidi e superficiali, quanto è importante per te fermare il tempo e trasmettere un’emozione “viscerale” al tuo pubblico?

Sì, è molto importante,  la musica ha bisogno di tempo e attenzione per arrivare davvero. Capisco che oggi abbiamo sempre più fretta di trovare subito qualcosa, ma è proprio per questo che è importante creare situazioni sociali di ascolto attivo. Sono contento che ultimamente sempre più persone vanno ai concerti, ai dj set, ai listening party… in queste situazioni la musica ha il suo giusto tempo.

 

“Dissolvimi” sembra il frammento di una storia più grande. Hai già in programma altri brani o questo singolo sta preparando il terreno per un album?

Sì esatto sto preparando un LP da un po’ e questo è il primo singolo che esce, già sintetizza un bel po’ di temi e timbri. Vediamo in futuro che succede