Skip to main content

In un panorama musicale spesso dominato da disillusione e incertezza, i REALE continuano a percorrere una strada diversa. Con Tempi Forti, il nuovo album, la band sceglie di raccontare speranza, fragilità, amore e fede attraverso uno sguardo profondamente umano e quotidiano. Ai nostri microfoni ci hanno raccontato il significato del nuovo progetto, il valore delle relazioni e il desiderio di proporre una musica capace di parlare a tutti.

In un panorama musicale dove spesso si parla di disillusione e incertezza, quanto è importante per voi continuare a raccontare la speranza senza che sembri un concetto astratto o distante dalla realtà?

Fondamentale. Il desiderio che guida tutto quello che facciamo è suggerire che esiste un’alternativa rispetto a ciò che il mondo propone come unica possibilità. Ogni artista scrive, o dovrebbe scrivere, di ciò che è importante per se stesso. C’è chi preferisce parlare di sesso, di sentimenti, di potere, di politica, di diritti, di denaro, di rabbia e di violenza e in questi ultimi decenni queste tematiche hanno trovato ampio spazio nel mainstream. Per noi è importante parlare di Fede, di Speranza oltre il dolore, della cura degli ultimi e quindi scriviamo di questo, a volte più esplicitamente a volte meno, calando sempre tutto nella nostra quotidianità comune.

Sappiamo che non è un bisogno solo nostro, perché in 16 anni di attività vediamo i nostri concerti riempirsi sempre di più contro ogni statistica. I giovanissimi che stanno facendo cammini di Fede e proposte rinnovate della Chiesa dimostrano che i temi “mainstream” hanno stancato e che la loro sete di speranza ha bisogno di valori diversi. Ecco perché oggi più che mai cantare di speranza e di un cielo che è già sulla terra ha più che mai senso.

“Se sto parlando di noi” sembra partire da una relazione umana per arrivare a qualcosa di più universale: quanto c’è della vostra esperienza personale dentro questo brano?

La canzone descrive, a volte con dettagli precisi, a volte con allegorie, il tipo di relazione tra me e mia moglie Francesca. Le cose che descrivo, come lei che si addormenta mentre le faccio ascoltare i demo delle nuove canzoni o il fatto che io ami la montagna e lei il mare, sono fortemente personali e credevo fossero soltanto nostre. In realtà abbiamo scoperto che queste dinamiche raccontano la normalità di una coppia e tante persone si stanno rivedendo nel brano.

Credo che ogni storia d’amore abbia una ricaduta universale, perché l’amore accende, contagia, mette in discussione e cambia ciò che gli sta attorno. Amo quell’amore che cambia le cose, che scandalizza e che non viene sempre capito. Oggi quello che viviamo io e Francesca, sposati da 21 anni, che amiamo la fedeltà, la nostra famiglia e mettiamo il nostro amore al servizio di qualcosa di più grande, spesso non viene compreso e fa parlare. E questo mi piace.

La vostra musica viene spesso associata alla christian music, ma affronta temi che riguardano chiunque. Sentite ancora il bisogno di superare certe etichette o pensate che oggi il pubblico sia più aperto ad ascoltare il messaggio prima della definizione?

Abbiamo iniziato a scrivere canzoni che parlavano di Fede senza sapere che si chiamasse Christian Music. Era un bisogno spontaneo di raccontare ciò che stavamo vivendo. Negli anni abbiamo scoperto una realtà molto sviluppata all’estero e abbiamo trovato il coraggio di proporre anche in Italia la nostra musica.

Oggi qualcosa sta cambiando, grazie anche al ritorno alla Fede di tanti ragazzi della Generazione Z e al lavoro portato avanti insieme ad altre realtà. La nascita de La Gloria, la nostra casa discografica, ha contribuito a dare visibilità a questo movimento. Che si chiami o meno Christian Music ci interessa relativamente. Gran parte delle nostre canzoni racconta la quotidianità attraverso gli occhi di una Speranza più alta e non sono rivolte esclusivamente a chi crede.

Credo che il pubblico sia pronto, mentre i media siano ancora indietro e che ci sia molta ignoranza su cosa sia realmente la Christian Music. Sogno un Sanremo in cui, accanto ai temi politici, sociali e sentimentali, possa esserci spazio anche per la Fede. Forse ne abbiamo bisogno.

“Tempi forti” è un titolo che richiama sfide, cambiamenti e crescita. Guardando al mondo di oggi, qual è il messaggio più urgente che sperate possa arrivare a chi ascolterà questo album?

Abbiamo parlato di speranza, anoressia, depressione, lutto, festa, successo, gioia e dubbio. Più che un album è una playlist di generi musicali ed emozioni, nella quale abbiamo cercato di aprire alla speranza, invitare alla pace, al rispetto, al confronto, alla cura e all’amore.

Ci piacerebbe che arrivasse un messaggio semplice: vai bene così come sei e ce la farai, nonostante la guerra che stai attraversando. Vorremmo che queste canzoni facessero compagnia a chi si sente solo, stimolassero domande e accompagnassero i momenti di gioia e d’amore delle persone. Perché qualunque momento della tua vita può essere un tempo forte e può plasmare il tuo futuro, se scegli di farlo.