Un pianoforte perduto e poi ritrovato sotto nuove forme: la storia di Pete Jersey su MEI Web. Tra suggestioni internazionali e la passione per la fotografia, l’artista ci conduce dietro le quinte del singolo “Via”, un brano che è allo stesso tempo un varco e una rinascita. Scopriamo insieme i dettagli del suo sodalizio creativo con Simone Cecchetti e i futuri passi verso l’album “Storie d’annate”.
Il tuo amore per la musica nasce a Roma e si nutre di suggestioni internazionali. C’è un ricordo d’infanzia legato a uno strumento o a un disco che ha segnato l’inizio di tutto?
Quand’ero molto piccolo, ricordo di quel pianoforte con cui giocavo, che mi venne portato via ancor prima di scoprire del tutto l’amore per la musica. Questo rapporto contrastato si risolverà con un progetto scolastico musicale e con la scoperta di Michael Jackson e il suo album “Thriller”, episodi che hanno confermato profondamente il desiderio di fare della musica la mia missione.
Dallo studio giovanile alla pubblicazione di un progetto post-pandemia: qual è stato finora il momento in cui hai sentito che la tua musica stava davvero diventando una missione catartica?
L’esigenza nasce nel momento in cui hai qualcosa da trasmettere al mondo che possa essere d’aiuto, sia per gli altri che per te stesso. Sentire il peso di tematiche urgenti e delicate, che riguardano tutti, mi ha dato il bisogno di pormi questo obiettivo, trasformando anche fragilità personali in musica.
“Via” parla del coraggio di chiedere aiuto per superare una dipendenza affettiva. Qual è il messaggio principale che vuoi trasmettere a chi si sente “bloccato” in una relazione tossica?
Il messaggio che do è quello di trovare la forza per chiedere aiuto e riuscire a trovare la piena consapevolezza di sè stessi, come unica via d’uscita da questi mali.
La fotografia è una tua grande passione e collabori con Simone Cecchetti. Com’è nata l’idea per la cover di “Via” e quanto conta per te l’immagine nel raccontare i tuoi brani?
La cover di “Via” è il riflesso di noi stessi, un varco da attraversare, dove allontani i tuoi vecchi stati d’animo ed accogli la rinascita della tua consapevolezza, più sicura e determinata. Il mondo visivo e la musica per me sono due aspetti complementari: se uniti nel modo giusto, rafforzi il messaggio da trasmettere lasciando l’interpretazione universale.
Nel videoclip di “Via” ti vediamo in un cinema mentre osservi il tuo passato. Quanto è importante per te l’uso della metafora visiva per arrivare al cuore del pubblico?
Per un brano come “Via” è stato fondamentale. La location è stata perfetta per proiettare un passato di fronte al protagonista, come rituale di espiazione, arrivando a svoltare verso il futuro, facendo si che chiunque possa sentirsi parte di questo ed essere seduto su quella poltrona nel cinema.
Dopo “Via”, quali saranno i prossimi passi? Stai già lavorando a nuovi tasselli di “Storie d’annate” o hai in programma dei live?
Dopo “Via” usciranno altri brani ed altri video inclusi nel disco “Storie D’Annate”. Anche i live faranno presto parte dei miei piani.




