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Per Dario, la musica è un equilibrio costante tra l’architettura della “forma canzone” e la ricerca viscerale del suono della chitarra. Dopo aver prestato la sua firma a progetti cinematografici di rilievo, come la colonna sonora per un docufilm con Michele Placido, l’artista torna con Where the Wind Blows. In questa intervista, ci svela il lato più intimo del suo nuovo singolo — un inno a chi smette di voler “andar bene” agli altri per ritrovare sé stesso — e ci porta dietro le quinte della sua estetica visiva, tra set cinematografici e influenze d’oltremanica.

 

Dario, la tua musica ha un’anima cosmopolita: ci racconti com’è nato originariamente il tuo amore per la musica?

Ho contemporaneamente sviluppato una passione per la forma canzone e per il suono della chitarra. Sono ancora oggi entrambe al centro della mia ricerca: per tutto il mio percorso, ho cercato di bilanciare questi due ingredienti.

 

Dalle collaborazioni importanti ai palchi internazionali, qual è stato il momento più gratificante della tua carriera musicale finora?

Probabilmente l’aver scritto la colonna sonora per un docufilm con la partecipazione di Michele Placido, una grande soddisfazione. Amo il cinema e scrivere per film è tra le cose che preferisco in assoluto.

 

“Where the wind blows” è il tuo nuovo tassello discografico: vuoi raccontarci di cosa parla e quali tematiche affronta?

Where The Wind Blows è il brano di quelli che hanno fatto di tutto per “andar bene” a qualcuno, fino a doversi arrendere. È un brano nel quale il protagonista non è più disposto a cambiare sé stesso, pur di piacere a qualcun’altro. Si dice allora pronto a lasciar andare tutto quello che si è costruito, nonostante questo abbia un prezzo molto alto.

Nel titolo, faccio riferimento ad andare via in modo impulsivo, non programmato: come reazione ed autodifesa.

 

L’estetica visiva accompagna sempre molto bene i tuoi brani: vuoi spiegare ai nostri lettori com’è nata l’idea della cover per questo singolo?

Grazie, effettivamente si tratta di qualcosa a cui tengo molto. La cover è tratta dal photoshoot effettuato in occasione del videoclip promozionale. Con il regista Diego Mercadante, la scelta è caduta su una libreria, teatro di storie e intrecci adatti a raccontare questo mio brano.

 

Quanto è importante per te, attraverso una scrittura così personale e influenzata dal sound “brit”, trasmettere emozioni dirette al pubblico?

Tantissimo. Sono stato influenzato da una grande varietà di musica, ma quando scrivo scelgo appunto ogni volta lo stile più adatto a veicolare ciò che voglio far sentire a me e all’ascoltatore nel modo più diretto possibile.

È una sorta di restituire alla musica tutto quello che mi dona è che mi ha donato agli inizi, da fruitore.

 

Sappiamo che la tua creatività è inarrestabile: hai già in programma altri brani o hai pensato alla pubblicazione di un album?

Ho senz’altro in programma la molta musica in uscita, ma voglio lasciare qualcosa ancora da decidere nei prossimi mesi…