Con Destiny, NewAir firma un lavoro che va oltre il semplice album elettronico. Un progetto che si muove tra memoria e immaginazione, nostalgia e futuro, trasformando immagini, emozioni e visioni cinematografiche in musica. Un disco che racconta il cambiamento non come una meta da raggiungere, ma come un viaggio da attraversare.
Abbiamo intervistato NewAir per approfondire il significato di Destiny, il rapporto tra suono e immaginazione e quel sottile confine tra ciò che siamo stati e ciò che stiamo diventando.
In Destiny il destino sembra essere una metafora del cambiamento: qual è stata la trasformazione più importante che hai vissuto durante la scrittura del disco?
“Destiny ha cambiato radicalmente la mia vita; è stato come se la mia visione artistica si fosse unita con la realtà, portando nel giro di pochi mesi una trasformazione profonda, sia come artista che come persona.
Proprio per questo credo che il cambiamento più importante sia stato imparare ad accettare l’incertezza. All’inizio cercavo di controllare ogni dettaglio, sia nella musica che nel mio percorso creativo. Durante la scrittura di Destiny ho capito che il cambiamento non è qualcosa da combattere, ma da attraversare.
Questo disco mi ha insegnato a lasciare spazio all’imprevisto e a fidarmi del percorso, anche quando non era ancora chiaro dove mi avrebbe portato.
A volte il destino non è la meta che immagini, ma la persona che diventi mentre provi a raggiungerla.“
Le tue produzioni evocano immagini molto precise: quando componi pensi prima a una storia da raccontare o a un suono da costruire?
“Quasi tutto nasce da un’immagine o da una scena cinematografica: è questo che mi permette di andare più in profondità e di entrare davvero nell’atmosfera che voglio raccontare.
Nel caso di Destiny, ho immaginato una strada illuminata dai neon, una città osservata di notte, una villa attraversata da ambienti ed emozioni diverse, o un ricordo che riaffiora all’improvviso. Da queste visioni inizio a costruire il suono, come se stessi componendo la colonna sonora di una scena che esiste già nella mia mente.
Per me la produzione è proprio questo: trasformare emozioni, immagini e sensazioni in qualcosa che possa essere ascoltato e vissuto da chi ascolta.”
Sei costantemente in equilibrio tra nostalgia e futuro: cosa ti affascina di più di questo confine?
“Mi affascina il fatto che nostalgia e futuro, in fondo, parlino della stessa cosa: il tempo. La nostalgia guarda ciò che abbiamo vissuto e ciò che ci ha costruiti, mentre il futuro rappresenta tutto ciò che ancora dobbiamo scoprire. Sono due forze apparentemente opposte, ma per me convivono nello stesso spazio emotivo.
Forse è proprio per questo che da sempre sono attratto dalla synthwave e dalle sonorità analogiche: dalla loro capacità di evocare ricordi che sembrano appartenere sia al passato che a un futuro immaginato. Quando compongo, non cerco mai di ricreare semplicemente qualcosa che è già esistito; mi interessa piuttosto prendere quelle emozioni, quei frammenti di memoria e proiettarli in avanti, trasformandoli in qualcosa di nuovo.
Nel mezzo c’è uno spazio molto umano, fatto di desideri, ricordi, possibilità e cambiamento; è lì che mi piace muovermi musicalmente. Destiny nasce proprio da questo equilibrio: dalla volontà di riconoscere il proprio passato senza rimanerne prigionieri e di guardare al futuro senza smettere di emozionarsi per ciò che è stato.
In fondo, credo che crescere significhi proprio questo: trovare un dialogo continuo tra ciò che eravamo e ciò che potremmo diventare.”
Se Destiny fosse una scena di un film, quale sarebbe l’ultima immagine che vorresti lasciare all’ascoltatore?
“Una figura che osserva l’alba dopo aver attraversato la notte. La città è silenziosa, le luci si stanno spegnendo e all’orizzonte compare una nuova luce. Non c’è la sensazione di una fine, ma di un nuovo inizio.
Vorrei che l’ascoltatore rimanesse con quell’immagine: la consapevolezza che ogni cambiamento porta con sé una possibilità e che il destino non è una destinazione, ma un viaggio continuo.”
Tra luci al neon, ricordi che riaffiorano e orizzonti ancora da scoprire, Destiny si presenta come una colonna sonora del cambiamento. Un invito a lasciarsi attraversare dall’incertezza, a dialogare con il proprio passato e a guardare al futuro senza paura. Perché, come suggerisce NewAir, il destino non è il punto d’arrivo, ma tutto ciò che accade lungo il cammino.


