“Ieri, a casa” è un disco che attraversa ricordi, immagini e stanze emotive. Un viaggio tra quotidiano e surreale dove il passato torna continuamente a bussare, trasformandosi in canzoni intime ma capaci di parlare a tutti. Ne abbiamo parlato con Mazzoli.
“Ieri, a casa” è costruito come nove stanze: c’è una stanza in cui ti sei sentito più a disagio a tornare? E perché?
«Credo tutti i brani mi abbiano aiutato più che altro a superare il disagio di rimettere piede nel passato. Sicuramente però “Zante” mi porta in una dimensione che ora mi sembra davvero lontana. Nel suo testo a tratti “fumoso” rivedo immagini precise e pure a cantarla mi sento trasportato indietro. È la canzone più dura da accettare, dove l’isola e le sue bellezze nascondono “un terremoto” e le onde alla fine ci portano via…»
Nel disco attraversi la fine di un tempo: scriverlo è stato più un modo per chiudere davvero o per dare un nuovo significato a ciò che è stato?
«Principalmente ho dato una colonna sonora a un passato recente, però in assoluto entrambe le cose. A tratti ha aiutato un percorso di accettazione ed in parte ha rimescolato le carte. Ho cercato di guardare il dolore in chiave più poetica ed assurda, romanzando le foto, confondendolo, ingannandomi.»
Tra quotidiano e surreale costruisci un racconto molto visivo: quanto è importante per te trasformare esperienze intime in immagini condivisibili?
«Molto, credo sia un modo per proteggerle e per comprendersi allo stesso tempo. Dover ricalcare il vissuto personale con figure ed immagini diverse, senza diventare didascalici, è il mio modo per rielaborare e guardare da nuovi punti di vista le cose che mi sfiorano.»
“Perdita di tempo” parla dell’accettazione di qualcosa che non tornerà: quanto è difficile riconoscere quando è il momento di smettere di inseguire?
«È una delle cose più difficili del mondo credo. Col passare del tempo e anche grazie a questo strano viaggio nella musica ho iniziato a credere che sia più facile accettare e lasciare scorrere, senza opporre resistenza al cambiamento. Così ho trovato la mia quadra. Però ci vuole tempo e pazienza, e magari qualche canzone ad accompagnarci…»




