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Tornano a pubblicare per la RadiciMusic Records di Arezzo i Mandalamarra, progetto che arriva dalla Tuscia e che da sempre si muove sui testi del poeta Domenico Pesci (Picas) e del cantautore e chitarrista Stefano “Billy” Belardi, firma ampiamente conosciuta nella scena folk italiana. Devo dire il vero: ovunque si guardi per orientarsi dentro questo nuovo disco, in fondo, non si sbaglia mail. Se citassimo suoni popolari ma anche di soluzioni rock e balcaniche per palati fini, l’uso di strumenti della tradizione Irish fino a quelli che provengono dalle Ande… e poi ritroveremo la nostra consuetudine pop, quella che si veste di visioni partigiane non politicamente intese quanto più umanamente condivise. Eh si perché nel nuovo disco dei Mandalamarra, di politica, di combattimenti sui diritti e strategie, di rivoluzioni da fare c’è davvero poco, anzi niente. L’uomo, la pace, la fratellanza, quel fantomatico “Quarto tempo” che immaginano dopo una competizione sportiva, quel trovarti tutti assieme senza armi ma con la voglia di unione e condivisione. “Graffio libero” è un manifesto di pace che si dipana dentro 10 inediti, che con le dovute allegorie non la manda a dire alla stupidità che siamo e invoca un processo di comunione globale attraverso un suono che ai più sembrerà “irlandese” ma occhio: brani come “Via dell’orologio” che sfoggia una linea di basso e un ostinato di chitarre e cassa che mi riporta dentro un dub metropolitano acustico (se la cosa può aver senso)… e il modo reggae dentro la didascalica “Disarmo totale” o come nello special di “Sono planato fin qua”? Eh si l’Irlanda la troviamo ben citata anche dalla partecipazione di Massimo Giuntini (ex MCR) dentro la splendida e morbidissima “Fiumi d’Assenzio”… e poi i Balcani, i gitani, e poi tantissimo altro che fanno di questo disco un vero meltin’ pot interessantissimo. E se dovessi dilungarmi su una critica da sentenziare direi che avrei preferito una voce che nel mix fosse meno velenosa e asciutta, qualcosa che invece si amalgamasse di più nel tutto l’impasto dei suoni…

«Questo disco nasce da un’istintiva voglia di conferma per mettersi nuovamente a nudo con sentimenti privi di filtri… si rafforza e matura il legame che c’è tra le nostre due colonne portanti del progetto, ovvero i testi di Domenico Pesci detto “Picas” e il suono di Stefano “Billy” Belardi…». Mandalamarra