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“Un po’ ci conviene” è il nuovo singolo del gruppo abruzzese Lingue, un brano che racconta la convivenza con un dolore che non passa e che, con il tempo, diventa quasi familiare. Al centro c’è la ricerca di un equilibrio fragile tra amore e sofferenza, senza una vera guarigione, ma con il bisogno di trovare un proprio spazio emotivo.

In questa intervista per il MEI, la band Lingue racconta il significato del brano e il percorso che li ha portati a una scrittura più consapevole.

Nel brano dite che alcune ferite finiscono per diventare quasi “casa”: quanto è pericolosa questa familiarità con il dolore?

È molto pericolosa perché rischia di farti restare fermo. Quando il dolore diventa familiare smette di sembrarti qualcosa da cambiare. Però allo stesso tempo è una dinamica umana: ci si abitua a quello che si conosce, anche se fa male.

 

Il vostro suono fonde indie rock ruvido e sensibilità alternativa: quali sono state le influenze principali nella costruzione del pezzo?

Abbiamo ascoltato tanto rock alternativo, sia italiano che internazionale, ma senza voler citare direttamente qualcosa. Più che nomi precisi, ci ha guidato un’attitudine: chitarre sincere, pochi filtri e spazio all’emozione.

 

Nel videoclip il protagonista attraversa un processo di presa di coscienza: quanto è centrale la dimensione psicologica nella vostra scrittura?

È centrale. Anche quando raccontiamo situazioni concrete, quello che ci interessa davvero è cosa succede dentro. Le canzoni per noi sono sempre un modo per mettere ordine, o almeno per osservare meglio quello che non capiamo.

 

Dopo anni di concerti e oltre cento date, cosa è cambiato nel modo in cui affrontate una canzone oggi?

Siamo più consapevoli e forse anche più essenziali. Abbiamo imparato a togliere, a fidarci di quello che funziona davvero dal vivo e a non complicare troppo le cose. L’esperienza ci ha reso più diretti.

 

Quanto questo nuovo singolo rappresenta la maturità artistica raggiunta dalla band?

Molto. È un punto in cui ci sentiamo più a fuoco, sia nel suono che in quello che vogliamo dire. Non è un arrivo, ma sicuramente è un passo importante nel nostro percorso.