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“Pretty Snake” segna un nuovo passaggio nel percorso dei Lady and the Clowns, collocandosi come tappa intermedia ma tutt’altro che secondaria verso il prossimo album. Il singolo nasce da un’intuizione precisa: recuperare la figura di Cleopatra attraverso il filtro della tragedia shakespeariana e tradurla in un linguaggio musicale contemporaneo, capace di tenere insieme tensione narrativa ed energia immediata. Il risultato è un brano che lavora su contrasti dichiarati, a partire da quello tra l’immaginario classico e una matrice sonora che guarda al pop punk e all’alternative rock.
Al centro del pezzo c’è una riflessione sulla trasformazione: Cleopatra non è più soltanto figura storica o letteraria, ma diventa un dispositivo simbolico attraverso cui interrogare temi come autonomia, identità e autodeterminazione. Il riferimento diretto ad Antonio e Cleopatra non resta confinato alla citazione colta, ma si traduce in un processo di riscrittura che porta il personaggio fuori dal contesto originario, rendendolo leggibile anche in chiave contemporanea. In questo senso, “Pretty Snake” si muove su un doppio binario: da un lato la dimensione narrativa, dall’altro una progressiva astrazione che apre il brano a significati più ampi.
Dal punto di vista musicale, il singolo conferma la direzione già intrapresa dalla band: un equilibrio tra generi che non si risolve in una semplice somma, ma in una tensione costante tra elementi diversi. Le sonorità alternative rock si intrecciano a momenti più accessibili, mentre la struttura stessa del brano riflette l’ossimoro contenuto nel titolo. Il “pretty snake” diventa così non solo un’immagine testuale, ma anche una chiave di lettura sonora, capace di guidare scelte stilistiche e dinamiche.
Resta centrale anche la dimensione performativa, elemento che caratterizza da sempre l’identità dei Lady and the Clowns. La scrittura, in questo senso, non è mai separata dalla resa live, ma sembra già contenere al suo interno un’idea di messa in scena, di restituzione fisica ed emotiva. È proprio in questo spazio, tra costruzione e istinto, che si inserisce “Pretty Snake”, confermando una band sempre più consapevole del proprio linguaggio.
L’intervista approfondisce proprio questi aspetti: dalla genesi del brano al rapporto tra testo e musica, fino al ruolo della lingua e alla continuità con i lavori precedenti. Un confronto utile per comprendere meglio non solo il singolo, ma anche la fase attuale del progetto Lady and the Clowns.
Come è nato concretamente “Pretty Snake”: prima il testo o la parte musicale? In questo caso specifico è nato prima il testo. Dopo aver letto la tragedia di Shakespeare “Antonio e Cleopatra” è nata l’intuizione, poi improvvisando su un giro di basso ci è venuta l’idea di farla diventare una canzone pop punk per creare un’antitesi tra testo classico e musica moderna.
Il brano ha una forte componente teatrale: quanto incide l’aspetto performativo nella vostra scrittura? In realtà è un passaggio che avviene in maniera piuttosto naturale: la fase compositiva incanala nei brani un’energia autentica e sensazioni che poi riemergono automaticamente nei live. Per noi la componente fondamentale è riuscire a prendere quelle stesse emozioni che abbiamo inizialmente impresso nei nostri brani e trasferirle al pubblico. Grezze ed originali.
Rock, funk e alternative convivono nel vostro sound: in questo singolo c’è stato un genere dominante o è frutto di un equilibrio spontaneo? Una via di mezzo tra le due: da un lato Pretty Snake è strettamente incanalata in delle sonorità alternative rock ben definite e decise, dall’altro si addolcisce nelle strofe, più tendenti al pop rock. Oltre a fondere due tra le tendenze alla base del nostro sound, questo contrasto vuole rimarcare l’ossimoro presente nel titolo del brano: il serpente dal morso letale e dai suoni distorti assume una grazia contrastante nel momento in cui il suo veleno diventa fonte di liberazione ed autoaffermazione.
Cleopatra diventa quasi una figura contemporanea: avete pensato il testo in chiave simbolica o narrativa? Inizialmente è nato come un testo narrativo, poi procedendo nella scrittura abbiamo abbracciato l’idea di farla diventare una canzone simbolica. In fondo il messaggio è chiaro: ogni donna dovrebbe pretendere la propria libertà personale ed indipendenza senza alcun compromesso.
Il verso “Bring me the snake I need the kiss” è molto evocativo: quanto lavorate sulla musicalità della lingua inglese nei vostri brani? Molto, considerato che l’inglese è una lingua così musicale, sarebbe un peccato non sfruttare i giusti accostamenti di parole in modo da rendere i versi cantabili in un certo modo. La resa musicale dei fraseggi per noi è importantissima. Oltre al significato del testo, per noi è importante anche produrre il “suono” giusto ed in questo le parole aiutano. E’ importante che chi ascolta rimanga rapito dal suono che produce un determinato accostamento di parole, anche se non ne comprende il significato. Per noi, anche solo i suoni possono suscitare emozioni.
In che modo “Pretty Snake” si differenzia rispetto ai vostri lavori precedenti, come “Mar Viola”? Come per il precedente singolo Leggere Poesia, uscito lo scorso gennaio, Pretty Snake non si distacca dalla nostra produzione precedente bensì si inserisce nel sound che abbiamo definito nel percorso di produzione di Mar Viola, il nostro primo album. Sono due pezzi che si poggiano su un meraviglioso percorso di crescita ed esplorazione e guardano ad un progetto più maturo e coeso, a cui stiamo finendo di lavorare proprio in questo periodo e che speriamo di potervi fare ascoltare il prima possibile!




