Dal jazz al drill passando per bassifondi urbani, Trap e movimenti digitali di questo futuro. Un collettivo quello dei KOLOSSO che si muove guidato dal cuore centrale del polistrumentista e produttore Davide “Kidd” Angelica e firmando con la Sghetto Records che significa subito quel certo modo di pensare alla produzione e al suono. Una realtà questa tutta bolognese che si sta inserendo dentro un circuito davvero interessante, dove il suono approda a modi losangelini di lounge, nuovo soul, alterazioni di jazz e tantissimo altro. “Over” è solo una di queste tanti splendide soluzioni… un ascolto da fare durante notti di elegantissima libertà urbana, indipendente, da nuove forme di “centri sociali”.
Quanto vale la condizione di collettivo dentro questo progetto? Sembra quasi restituire alla dimensione del jazz quella di una crew rap… o sbaglio?
No non sbagli, anche se qualche precisazione è opportuna. Siamo un collettivo in quanto espressione di un movimento culturale autoctono, libero e indipendente. Una grande realtà che condivide una determinata visione filosofica e un’ attitudine comune.
Abbiamo la nostra formazione “titolare” ma possiamo rimodularci in base alle esigenze.
Inoltre nell’era dell’individualismo più sfrenato ci è sembrato doveroso oltre che romantico proporre una prospettiva corale, poliedrica e multidisciplinare. ( Nel disco sono stati coinvolti 17 artisti )
La differenza rispetto ad un collettivo tradizionale sta nel fatto di avere un nucleo direttivo definito che coordina e gestisce vari aspetti, dalla direzione artistica alla produzione e la logistica, ricalcando a grandi linee il modello Wu Tang Clan.
C’è tantissimo gusto urbano, metropolitano… la città, l’America dei bassifondi… è un’ispirazione presente nel suono?
Personalmente i bassifondi americani li ho visti solo nei film, però conosco abbastanza quelli italiani e li ho sempre trovati affascinanti. La città è un meltin pot di culture e di ispirazioni, una fonte continua di stimoli e di contraddizioni di cui Over è una instantanea sonora.
Anche l’immagine di copertina non è da meno… cosa guardano tutti?
Una delle nostre prime foto, fatta da Martin Mailleux e rielaborata dall’illustratrice Marla Splat. Sono da sempre legatissimo a quello scatto perchè metaforicamente racconta la nascita dei Kolosso. Il tunnel è inteso come un grande utero dal quale sbucano i figli bastardi della bologna sotterranea. Mater certa est, pater numquam.
“Over” significa tantissimo. Per te, per voi? È quello che stanno guardando tutti in copertina?
Fare un disco come “Over” ha richiesto una discreta dose di coraggio oltre che interminabili ore di lavoro. Strano a dirsi ma l’ho sempre considerato troppo sperimentale per essere mainstream e al contempo troppo nazional-popolare per essere sperimentale, lo dico senza cattiveria perché è un disco che amo tantissimo e credo che per noi tutti rappresenti la volontà di andare “oltre” i cliché di genere, con una prospettiva nuova e sincera.
Pensando agli Scratch che sento dentro brani come “Glorious road”… quante radici classiche in tal senso ci sono? Riferimenti?
Tantissime, da Dj Premier a Stevie Wonder, passando per Q-Tip, Eddie Kendricks, Timbaland… Rispetto alla musica moderna, e ai musicisti in generale, credo nella necessità di fare ricerca, di guardare avanti ed essere curiosi e ricettivi verso tutto ciò che ci circonda, ma la conoscenza del “classico” è imprescindibile. Per citare Orwell: “Who controls the past controls the future”
E poi c’è “Ghost Dogs”… e qui la potenza del cinema arriva anche senza aver mai visto il film di Jim Jarmusch. Come mai questa scelta?
Dentro quel film c’è un concetto molto affascinante. Il Bushido (tradizione, disciplina, onore) applicato in un mondo moderno. Vivere secondo un “codice” è una condizione che oggi sembra totalmente anacronistica eppure Kolosso si regge proprio su un principio analogo di fede, disciplina, devozione e amore per la musica e per il progetto. In “Ghost Dogs” abbiamo cercato la poesia del Bushido nelle sonorità della città metropolitana, la pace nel cemento, il riposo e la quiete nel caos di ogni giorno.
Ascolta “Over” su Spotify
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