Skip to main content

C’è un legame indissolubile, profondo e quasi geometrico tra la disciplina dello sport di squadra e la poetica musicale di Kanestri. Cresciuto tra le chitarre distorte dei garage e i campetti da basket della sua amata provincia marchigiana, Matteo Manzoni – questo il vero nome all’anagrafe del cantautore – affronta la scrittura dei testi e la composizione musicale esattamente come affronterebbe l’ultimo e decisivo quarto di una partita di campionato: senza più fiato nei polmoni, gettando l’anima su ogni singolo pallone vagante. Non è un caso, infatti, che il suo atteso album d’esordio “Difetti di fabbrica” (Matilde Dischi) si chiuda proprio con le note di “In rotta con lo sport”, una ballata intima per pianoforte a coda e voce che racconta con spietata onestà la fatica immane di convivere con la propria ingombrante emotività senza riuscire mai a cambiarla del tutto.

 

Questo album rappresenta il ritratto intimo e senza filtri di un uomo che ha scelto consapevolmente di fare delle proprie imperfezioni biologiche ed emotive il proprio marchio di fabbrica artistico. Attraverso pezzi di squisita fattura pop-rock come “Me lo so aggiustare” (la trascinante focus track del progetto) o l’intensa “Arcobaleni”, Manzoni scivola dentro le dinamiche più complesse e dolorose delle relazioni sentimentali umane con una delicatezza e una maturità lirica rare per chi è abituato a imbracciare strumenti così energici e rumorosi. Canzoni come “Indispensabile” celebrano la riconquista della propria indipendenza e dell’autenticità personale, esortando chi ascolta a mostrarsi senza maschere di fronte al mondo.

 

La produzione artistica curata da Davide Maggioni presso i Wild Street Records veste queste confessioni con un sound potente, dinamico ma incredibilmente caldo, capace di esaltare la vocalità ruvida e confidenziale del cantautore marchigiano. Questo disco non cerca in alcun modo la posa distaccata o l’estetica effimera delle popstar contemporanee costruite a tavolino; al contrario, Kanestri azzera completamente le distanze fisiche ed emotive con il proprio pubblico. Matteo scende coraggiosamente dagli spalti affollati, si siede stanco accanto a te sulla panchina degli spogliatoi e ti confessa, guardandoti negli occhi, che va benissimo anche cadere e sentirsi sbagliati, l’importante è saper raccogliere i propri pezzi e rialzarsi prima del fischio finale. Un esordio di straordinaria e commovente umanità.