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Con Impermanenza, i Varanasi firmano un disco che prende spunto da un concetto antico – il mutamento incessante che attraversa ogni cosa – per trasformarlo in un viaggio sonoro intenso e personale. Un lavoro che si muove tra post-punk, shoegaze, dream pop e psichedelia senza mai dare l’impressione di rincorrere mode o riferimenti precisi.

La forza dell’album sta nella sua capacità di rendere concreti temi complessi come la precarietà dell’esistenza, la memoria e la perdita. Le canzoni non spiegano, evocano. Costruiscono immagini e atmosfere che lasciano spazio all’ascoltatore, accompagnandolo in un percorso fatto di luci e ombre.

La title track apre il disco come una dichiarazione d’intenti, tra percussioni insistenti e stratificazioni sonore che suggeriscono fin da subito un senso di instabilità. L’effetto che fa e La tentazione di esistere rappresentano il lato più energico e post-punk del progetto, mentre Per sempre introduce una dimensione più luminosa e malinconica, tra chitarre eteree e melodie che restano impresse.

Nella seconda parte emergono episodi come L’assedio e La decomposizione dell’anima, dove la tensione emotiva cresce insieme alla forza degli arrangiamenti. Il finale affidato a Solaris e Ragazzo in fiamme chiude il cerchio con toni più contemplativi, lasciando una sensazione di sospensione che continua anche dopo l’ultimo ascolto.

Più che un concept album nel senso tradizionale del termine, Impermanenza è una raccolta di canzoni unite da uno stesso sguardo sul mondo. Uno sguardo che accetta la fragilità delle cose senza trasformarla in disperazione. Ed è proprio questo equilibrio tra inquietudine e consapevolezza a rappresentare il risultato più interessante raggiunto dai Varanasi.