Skip to main content

“Un Tramonto Per Due” di ICO si muove in questa direzione: un racconto intimo che attraversa perdita, fragilità e condivisione, trasformando un’esperienza personale in qualcosa di universale.

Tra influenze anni ’90 e una scrittura diretta, il brano costruisce un equilibrio tra intensità emotiva e ricerca sonora. In questa intervista, ICO ci accompagna dentro il significato del pezzo e il suo modo di vivere la musica.


1. In “Un Tramonto Per Due” racconti uno smarrimento condiviso: quanto c’è di autobiografico in questo brano?
L’ispirazione per “Un Tramonto Per Due” nasce proprio da un aneddoto autobiografico. Tre anni fa, a seguito della scomparsa della nonna della mia ragazza, lei e la sorella si sono tatuate la sua immagine preferita: il tramonto visto da una speciale panchina di fronte alla loro casa al Lido di Venezia.

2. Nel brano emerge un messaggio quasi consolatorio sulla fragilità: cosa speri arrivi a chi lo ascolta?
Spero che passi un senso di libertà, di onestà e accettazione della nostra fragilità di fronte all’esistenza, per comprendere che il vero valore dell’esperienza sta nella condivisione, nel rapporto con l’altro, per questo il brano si chiude con “fuori c’è più di me…”

3. Come hai lavorato sugli arrangiamenti per costruire questa intensità emotiva?
L’arrangiamento affonda le radici negli anni 90’, dal grunge alla Alice in Chains fino al britpop alla Oasis, con chitarre accordate più in basso per avere un suono più scuro e caldo, cosa tipica di quegli anni, in contrasto con la chiarezza di una voce con effettistica più pop moderna e parti soliste di chitarra elettrica con respiro internazionale.

4. Oltre a essere cantautore sei anche musicista: quanto il tuo rapporto diretto con lo strumento influenza il modo in cui scrivi e costruisci i tuoi brani?
Per me lo strumento musicale è come se fosse un prolungamento del corpo. In particolare la chitarra influenza non solo il modo in cui concepisco la musica a livello armonico e melodico, ma anche la mia sensibilità al suono. Di solito parte tutto da chitarra (acustica) e voce, quando mi siedo e inizio a giocare con gli accordi, gli arpeggi, e man mano inizio a improvvisarci sopra delle melodie con la voce, delle parole anche sparse, per me quello è il momento più autentico di introspezione.