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Con Cattivi Praticanti” Ianez mette a fuoco le contraddizioni del nostro tempo, alternando attacco sociale e riflessioni più intime, senza mai perdere lucidità. Un disco diretto, consapevole, che non cerca scorciatoie ma invita ad aprire gli occhi.

Lo abbiamo intervistato.


“Cattivi Praticanti” fotografa molte contraddizioni del presente: da dove nasce l’urgenza di raccontarle così, senza filtri?

È un’attitudine. Ho sempre scritto testi che raccontano e criticano il presente, la società, la politica. Sono un osservatore, ho un punto di vista e sono sempre molto diretto: i filtri non li ho neanche nella vita.


Nei tuoi brani convivono attacco sociale e momenti molto intimi: quanto è difficile tenere insieme queste due dimensioni senza perdere equilibrio?

Anche nelle parentesi più intime c’è un sottotesto con risvolti sociali o politici. Coesistono nei testi così come nel quotidiano: lo stesso stare al mondo è un’alternanza continua di introspezione ed estroversione.


La title track parla di un punto di rottura: per te è più una presa di coscienza personale o collettiva?

Personale, ma spero diventi collettiva e credo ci siano dei segnali.
Il sistema economico ha inglobato le nostre vite rendendoci ingranaggi a sostegno di una macchina che ci vuole pedine sacrificabili per il bene del fatturato.
Il sistema è inumano e il primo passo per combatterlo è la consapevolezza.


Nel disco dici chiaramente che non cerchi soluzioni: pensi che oggi la musica debba più fare domande che dare risposte?

Una stessa canzone può dare risposte e porre domande allo stesso tempo, dipende dall’interpretazione di chi ascolta.
Penso che la musica offra uno spunto per riflettere, a volte anche per cambiare idea o confermare una posizione.