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Ci sono progetti che, con il passare degli anni, cercano di definire sempre meglio la propria identità. I Vendrame hanno scelto una strada diversa: continuare a renderla sempre più difficile da definire. Nati a Pescara nel 2014, hanno costruito attorno al concetto di “malcomplesso” un universo in cui musica, satira, teatro e osservazione del quotidiano convivono senza preoccuparsi troppo delle convenzioni. Il nome stesso del progetto è un omaggio a Ezio Vendrame, figura che incarna perfettamente quell’idea di talento irregolare e insofferente alle regole che i Vendrame hanno trasformato in materia artistica.

Nel 2020 arrivava “Burro – I grandi successi Vol. I”, un disco che già conteneva molti degli elementi destinati a diventare parte integrante della loro poetica: personaggi improbabili, ironia, disagio sociale, contaminazioni musicali e una scrittura che non sembra avere alcuna intenzione di chiedere il permesso prima di cambiare genere. Sei anni dopo, però, il percorso è andato avanti: a gennaio 2026 è uscito “Barz8 – I grandi successi Vol. II”, seguito da uno spettacolo dal vivo che ha portato ancora più esplicitamente i Vendrame verso il teatro-canzone.

E proprio quando sembrerebbe più naturale guardare avanti, i Vendrame scelgono invece di tornare al principio. Il 24 settembre “Burro” torna sulle piattaforme in una nuova versione rimasterizzata, con “Postalmarket” come focus track. Un ritorno che, coerentemente con la loro storia, non sembra avere molto a che fare con la nostalgia: è piuttosto un’altra occasione per rimettere in discussione le logiche con cui la musica viene prodotta, pubblicata e dimenticata.

A rispondere alle nostre domande è Riccardo Di Virgilio Mambella, che ripercorre la nascita di “Burro”, il significato ancora attuale del “malcomplesso”, l’evoluzione teatrale dei Vendrame e le ragioni, molto poco convenzionali, che hanno portato la band a ripubblicare oggi il proprio primo disco.

Risponde alle domande Riccardo Di Virgilio Mambella

“Burro” torna oggi dopo sei anni e nel frattempo i Vendrame hanno pubblicato un secondo capitolo, “Barz8”, portando ancora più avanti la dimensione teatrale del progetto. Riascoltando oggi quelle otto tracce, c’è qualcosa che vi sembra appartenere completamente ai Vendrame di allora e qualcosa che invece anticipava già quello che sareste diventati?

Sicuramente siamo rimasti coerenti con il disagio sociale, perseverando nella mancanza di attrito con le dinamiche attuali del mondo della musica, che continua a precipitare in un orgia di contenuti senza contenuti (mi scuso per la supercazzola, anzi no), oblio che comunque si tiene ben distante dal nostro modo di proporre i nostri progetti musicali. Tornando al nostro di oblio, ben diverso da quello commerciale, posso sicuramente affermare che la parte teatrale dei Vendrame durante i live è un’evoluzione annunciata e necessaria che ha il suo riscontro tangibile per la diffusione del malcomplesso.

“Burro” nasceva intorno all’idea di “malcomplesso”, quella condizione fatta di talenti inespressi, frustrazioni, ego e contraddizioni che avete trasformato in personaggi e situazioni surreali. Sei anni dopo, è cambiato il modo in cui guardate a questo “malcomplesso”? O vi sembra che nel frattempo il mondo vi abbia semplicemente fornito nuovo materiale?

Il mondo e dunque il quotidiano sfornano costantemente materiale per la diffusione del malcomplesso, lo si può riscontrare nell’album “Barz8 – I grandi successi Vol. II”, uscito a gennaio, dove personaggi improbabili trasformati in concetti allegorici fanno da filo conduttore del nostro secondo LP.

Avete sempre costruito i Vendrame mescolando musica, satira, personaggi e una forte componente teatrale, senza preoccuparvi troppo di stare dentro un genere. Oggi, dopo tanti anni di progetto, avete capito meglio cosa sono i Vendrame oppure preferite che rimanga qualcosa di difficile da definire?

Ma l’indefinibilità di genere musicale è di fatto la nostra collocazione, che chiamiamo “Supercazzola progressive”, o come qualcuno l’ha definita erroneamente “Popgressive”.

Sappiamo che questo ha i suoi limiti da vari punti di vista nel carrozzone musicale moderno, ma lasciarci liberi di spaziare e di creare, prendere e rielaborare, insultare ogni genere musicale è una dinamica fondamentale e caratteristica del malcomplesso Vendrame.

Tra i brani che tornano con questa nuova pubblicazione c’è “Postalmarket”, che già nel 2020 giocava con un immaginario molto preciso, quello dei cataloghi e dei desideri prima dell’era digitale. Se la scriveste oggi, cambiereste qualcosa del bersaglio della canzone? Quali sono, secondo voi, i nuovi “Postalmarket” attraverso cui raccontare desideri, solitudine e consumo?

Non si può cambiare “Postalmarket”, perché di fatto rappresenta l’analisi, la linea netta tra amore analogico e amore digitale (amore con se stessi naturalmente).

Cambierà sicuramente il dopo Postalmarket in continua evoluzione… ma Postalmarket ha definito un’epoca di amor proprio, che non tornerà più, che nella sua perversa delicatezza traccia il confine generazionale sull’autoerotismo.

Ripubblicare il primo album dopo averne fatto un secondo significa anche accettare di tornare a un momento in cui tutto era ancora da costruire. C’è qualcosa nei Vendrame di “Burro” che oggi vi manca, proprio perché nel frattempo avete acquisito più consapevolezza, oppure questa rimasterizzazione vi fa pensare che quel disco avesse già dentro tutto quello che serviva?

Burro è un buon lavoro, che ci rappresenta come Vendrame. Ha i suoi errori di gioventù che sono stati utili allo sviluppo del secondo album, tanto che ci ha portato a “rimasterizzarlo meglio”, visto l’indecente lavoro tecnico fatto all’epoca, proprio per avvalorare il progetto Burro e di conseguenza il secondo album Barz8.

Ma quella di ripubblicare il primo album del 2020 è anche una supercazzola in pieno stile Vendrame, una “vendramata”, viste le avvilenti dinamiche attuali dell’industria discografica moderna, che non prende in considerazione nulla che sia già uscito, pubblicato: pensate che il nostro secondo album a un mese dalla sua uscita fu definito già vecchio, ma non perché lo fosse il suono o i contenuti, ma semplicemente perché già uscito. Ecco allora l’idea di ripubblicare un remastering del nostro primo album per avere l’attenzione degli addetti ai lavori. Anche questa è un’opera Vendrame di disagio e malcomplesso, che torna costantemente nei nostri brani.