Skip to main content
  1. “Hiding” è il tuo nuovo singolo e anticipa il prossimo album “Drift Migration”. Da dove nasce questo brano?

 

Ho iniziato a comporre questo brano circa quattro anni fa. E’ nato da un desiderio di muovermi in nuovi territori, uno tra questi è sicuramente quello della scoperta della mia vocalità, è infatti la prima canzone nella quale, all’inizio timidamente, ho messo in primo piano la mia voce. Per qualche motivo è stata la progressione armonica a suggerirmi una melodia che sentivo particolarmente nelle mie corde, e che ho deciso di interpretare in prima persona.

 

  1. Il titolo “Drift Migration” è molto Che legame c’è con il singolo?

 

l titolo dell’album è nato molto tempo dopo la conclusione della maggior parte dei brani che lo compongono, ma rappresenta comunque un concetto che sento profondamente legato a ciascuno di essi. “Drift Migration” è il nome di un fenomeno scientifico per cui alcuni uccelli perdono la rotta durante il loro percorso migratorio, ritrovandosi lontanissimi dalla destinazione prevista e costretti ad adattarsi a condizioni di vita nuove e imprevedibili.

Nel caso di Hiding, questo concetto si riflette nei cambiamenti che possono avvenire all’interno di una relazione lunga e significativa. Trasformazioni che portano a vere e proprie “mutazioni”, fondamentali per la sopravvivenza del rapporto e capaci di generare profondi cambiamenti anche all’interno di sé stessi.

 

  1. Dici di non riuscire a scrivere vere canzoni d’amore. “Hiding” è un modo per aggirare questo limite?

 

Scrivere una canzone che parli d’amore mi risulta difficile, sia per la complessità dell’argomento sia perché, nel momento in cui provo a esprimerlo a parole, ho la sensazione di banalizzare tutto. È una dimensione che sento più vicina a una composizione strumentale.

Il testo di Hiding affronta invece le possibili conseguenze del vivere in simbiosi con un’altra persona: racconta come una situazione che potrebbe apparire “stagnante” possa entrare in crisi e trasformarsi, evolvendosi in qualcosa di nuovo e stimolante.

 

  1. Musicalmente il brano si muove tra elettronica sperimentale e momenti più Come hai costruito questo contrasto?

 

Mi affascina l’idea di organizzare alcune canzoni in due grandi blocchi dalle caratteristiche contrastanti, introducendo un cambiamento repentino che le spinge verso un territorio inaspettato, prima di tutto per me. In questo senso, la lunga coda strumentale di Hiding si distacca dal resto del brano, assumendo tinte più ombrose e un carattere decisamente più riflessivo, dove ho dato spazio a campioni vocali alterati, e all’intervento di Eros Terzuoli al sassofono.

 

  1. Nel brano collaborano Eleonora Franchina ed Eros Che contributo hanno dato?

 

La collaborazione con Eleonora ed Eros rende questo brano particolarmente prezioso per me. Eleonora Franchina, cantante straordinaria con una solida formazione jazzistica, interpreta i ritornelli ed è protagonista della seconda strofa. Eros, sassofonista e improvvisatore di grande sensibilità, che ho sempre apprezzato, è invece al centro della seconda parte della canzone.

Ho conosciuto entrambi durante il mio percorso di studi presso l’Accademia Siena Jazz, dove tutti e tre abbiamo avuto modo di formarci e crescere musicalmente.

 

  1. Anche l’immaginario visivo sembra molto curato, a partire dall’artwork. Quanto conta per te l’aspetto estetico?

 

Dare una coerenza estetica al lavoro è per me fondamentale. Nelle mie uscite sono da sempre legato al formato della diapositiva, all’interno della quale inserisco però un’illustrazione. Mi affascina osservare come questo concept — così come la mia musica

— venga reinterpretato da un’altra persona, in questo caso Davide Palombo, arricchendone il significato e l’immaginario.

Per gli artwork di Drift Migration abbiamo scelto di costruire una narrazione con al centro un piccolo volatile smarrito, inserito di volta in volta in contesti diversi, in base ai temi e alle atmosfere dei singoli brani.

 

 

  1. Il tuo percorso parte dalla geologia e passa poi completamente alla Quanto ha influito questa formazione sul tuo modo di scrivere?

 

 

Per quanto riguarda le tematiche delle canzoni, direi poco. Questo percorso scientifico ha però senz’altro influenzato la metodicità e la razionalità con cui cerco di affrontare il processo di produzione e mixaggio. Un altro aspetto su cui credo abbia inciso lo studio della geologia è la ricerca di una certa dimensione introspettiva e di uno spazio interiore da rappresentare nella musica, qualcosa che ritrovo anche nel mio rapporto con gli ambienti montani.

 

  1. Dai tuoi primi EP fino a oggi, come senti evoluto il tuo progetto artistico?

 

Questo progetto è nato come una band, un quartetto composto da Evita Polidoro alla voce, Anton Sconosciuto alla batteria e Giovanni Miatto al basso: musicisti straordinari dai quali ho imparato moltissimo. Inevitabilmente, i primi due EP sono stati scritti pensando a questa formazione, e questo ha conferito alla musica un’identità precisa e una forte coerenza.

Le composizioni successive riflettono invece i cambiamenti avvenuti nella mia vita: il trasferimento in una nuova città, la conclusione del mio percorso accademico e la ricerca di una direzione più personale nel mio modo di fare musica. Drift Migration rappresenta così una fotografia di questa nuova fase, artistica e umana.

 

 

  1. Cosa ti auguri arrivi a chi ascolta “Hiding”?

 

In questa canzone convivono più caratteri. A chi la ascolta, spero arrivi una sensazione di tempo dilatato, dalle tinte ombrose ma attraversata da un tepore assopito, insieme a un’energia e una dinamicità sempre presenti e che si esprimono maggiormente nei ritornelli.

Instagram  |  Spotify