Dopo anni di silenzio discografico, Guastella torna con “Musica liquida”, un brano che nasce come una presa di posizione chiara sul presente. Tra riflessioni sulla musica contemporanea, contenuti sempre più “liquidi” e il bisogno di tornare a una scrittura diretta, l’artista costruisce un racconto lucido e senza filtri.
In questa intervista ci racconta la genesi del brano, il suo sguardo sulla scena attuale e cosa aspettarsi dal nuovo progetto.
“Musica liquida” nasce come una presa di posizione: qual è stato il momento in cui hai sentito l’urgenza di scrivere questo brano?
Questo brano è arrivato dopo anni di silenzio discografico. Ho sentito l’impulso di tornare a scrivere e a farlo in maniera inequivocabile con messaggi diretti e senza alcun giro di parole. Testi che non lasciano spazio all’interpretazione o, ancor peggio, al dubbio.
Negli ultimi anni ho fatto fatica a trovare stimoli musicali ed emozionali nella musica proposta dal mainstream nazionale e mondiale. Ho dovuto cercare sulle piattaforme qualcosa che mi soddisfacesse e, nonostante tutto, ne ho trovata parecchia.
Siamo però subissati da un’imponente offerta musicale e spesso ci rifugiamo nella musica “solida” di un tempo. Ho riflettuto sul fatto che molta canzone d’autore oggi non ha più il coraggio di affrontare temi importanti o sociali, e da lì è nata l’ispirazione per questo brano.
Nel tuo racconto emerge un mondo “assuefatto al degrado”: pensi che la musica possa ancora essere uno strumento di risveglio?
In passato lo è stata, e in alcune parti del mondo lo è stata ancora di più. Penso al Brasile, al Cile degli Inti Illimani, all’Africa dell’Apartheid, alla Spagna o all’America degli anni ’70 con le proteste contro la guerra del Vietnam.
Oggi la musica è spesso relegata a bene di consumo usa e getta, con un ruolo principalmente di intrattenimento. I contenuti forti non vengono premiati né dagli algoritmi né dall’industria.
Eppure, nel mondo di oggi, ci sarebbe davvero tanto da dire attraverso la musica.
Il concetto di “liquidità” è molto forte: quanto c’è di sociologico e quanto di personale?
La musica oggi esiste soprattutto in forma liquida, sulle piattaforme. Ho collegato questo aspetto a contenuti altrettanto “liquidi”: leggeri, che evaporano in fretta.
Ciò che è solido resta nel tempo, ciò che è liquido tende a essere dimenticato. Per questo ho deciso di stampare il mio nuovo album anche in vinile: un modo per renderlo qualcosa che rimane.
Nella tua scrittura c’è uno sguardo molto lucido: è qualcosa che ti appartiene anche fuori dalla musica?
Prima di arrivare a questa lucidità ho dovuto crescere, informarmi e anche soffrire per ciò che accade nel mondo.
Sono una persona molto empatica e questo mi porta ad analizzare ciò che mi circonda. A volte però sento anche il bisogno di rifugiarmi in ciò che di bello ancora esiste.
Questo nuovo EP sembra molto legato all’attualità: che tipo di racconto dobbiamo aspettarci?
Sarà un racconto spietato, uno sguardo sul mondo contemporaneo, ma anche un segno di speranza e di rinascita.
Non dobbiamo mai abbassare la guardia. Dobbiamo reagire alle ingiustizie e fare rete con chi vuole cambiare le cose. Questo è il messaggio del nuovo lavoro, che sarà composto da sei tracce e uscirà anche in vinile.




