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Un brano che nasce dalle insicurezze quotidiane e le trasforma in qualcosa di condivisibile, quasi leggero.
Con “Parará”, FRASA mette al centro il passaggio dall’infanzia all’età adulta, tra senso di inadeguatezza, bisogno di appartenenza e ricerca di sé.

Lo abbiamo intervistato per entrare dentro il significato più profondo del suo nuovo singolo.


Intervista

In Parará racconti il passaggio dall’infanzia all’età adulta attraverso la sensazione di sentirsi spesso fuori posto. C’è stato un momento preciso in cui hai capito che quella fragilità poteva diventare musica?

Assolutamente sì.

Sono sempre stata una persona molto sensibile e per tanto tempo proprio questa sensibilità è stata la radice del mio senso di inadeguatezza. Tra i 12 e i 13 anni ho attraversato un periodo piuttosto complicato, su diversi fronti: familiare, salutare e relazionale. È stato un momento in cui mi sono sentito molto vulnerabile e spesso distante dai miei coetanei.

La musica è sempre stata il mio modo naturale di dare un posto a tutto quello che provavo. Non è stata una scelta consapevole. È successo e basta! I miei genitori e i miei vicini di casa possono confermarlo… passavo le serate davanti ad una pianola scrausa improvvisando melodie e testi su quei pochi accordi che conoscevo.

Col tempo ho capito che quella fragilità che mi faceva sentire fuori posto poteva diventare una forma di racconto. La musica è diventata uno specchio utile sia per me per potermi osservare da vicino sia per un ipotetico ascoltatore per sentirsi meno solo. Credo che, per molti artisti, la musica serva proprio a questo: perciò penso che un artista debba avere il coraggio di attingere sempre a se stesso, anche nelle parti più fragili. È lì che si nasconde la parte più autentica e ricca di noi.


Nel brano trasformi le paranoie quotidiane in qualcosa di quasi cantabile, “parará”. È stato un modo per alleggerirle davvero o per imparare a conviverci?

Beh, onestamente entrambe le cose.

Molto spesso il nostro limite più grande siamo proprio noi stessi. Il modo in cui guardiamo le cose, o ci predisponiamo ad affrontarle, finisce per condizionare tutto il resto. In fondo siamo noi a dare peso alle parole che ci frullano in testa. Come dice bene Noemi: “sono solo parole”.

A volte, quindi, è utile provare a esorcizzare le paure, magari trasformando i nostri mostri interiori in piccoli mostriciattoli con cui imparare a giocare. La musica, in questo senso, mi aiuta proprio a fare questo: prendere qualcosa che sembra enorme e renderlo più leggero, quasi cantabile — parará, appunto.

E poi c’è un’altra cosa che ho capito col tempo: alcune paranoie che pensiamo essere nostre, in realtà nascono da fuori — dalle aspettative, dagli sguardi degli altri, da quello che pensiamo dovremmo essere. Quando realizzi questo, capisci che certe paure non ti appartengono davvero. E forse è proprio lì che inizi a liberartene un po’.


Dici che uno dei temi centrali è la difficoltà di amare e di amarsi. Scrivere questa canzone ti ha aiutato a cambiare il modo in cui guardi te stesso?

Sarò sincero: non del tutto.

Questo è uno di quei mostri con cui ancora faccio fatica a giocare. Amarsi non è così semplice. Da quando sono piccolo vivo un po’ con un forte senso di colpa cucito addosso. Non so bene da dove venga. Forse dal fatto che sono estremamente consapevole di avere tanto nella mia vita e a volte mi chiedo se me lo meriti davvero. È come se sentissi sempre che ci sia qualcosa in più da fare, qualcosa in più da dimostrare.

È una sensazione che oscilla continuamente: ci sono giorni in cui pesa di più e altri in cui riesco a conviverci meglio. Però posso dire che la musica, in questo, mi aiuta molto.

Quando scrivo e riesco a portare a termine una canzone, come è successo con Parará, per un momento mi sento in pace con me stesso. Come se tutte quelle domande che ho dentro trovassero, anche solo per qualche minuto, un posto dove stare.


Dopo l’esperienza ad Amici, questo singolo sembra molto personale e sincero. Parará rappresenta il FRASA più autentico o senti di essere ancora all’inizio della scoperta della tua identità artistica?

Come dicevo prima, per me la verità sta alla base di tutto. Anche Viola, il brano che ho presentato ad Amici, è un pezzo molto autentico e personale. L’unica differenza è che ha una forma completamente diversa, decisamente più sopra le righe.

Parará invece rappresenta la punta di un iceberg molto più grande che non vedo l’ora di scoprire e mostrare. Posso già spoilerare che i prossimi pezzi saranno molto diversi tra loro — e diversi anche da quelli usciti finora.

In questo momento sto un po’ tastando il terreno, cercando di capire davvero chi è FRASA e in che modo vuole raccontarsi. Anche se, a dire la verità, non penso esista una sola versione e identità