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Finiremotuttiafarcimale! non è soltanto il titolo del nuovo disco dei COLLA: è un manifesto, una provocazione lanciata contro l’indifferenza, la provincia che cambia e un presente sempre più schiacciato dal lavoro, dal denaro e dalla rincorsa continua a qualcosa che sembra non bastare mai. Il trio veneto continua a muoversi tra rabbia e melodia, senza perdere quell’urgenza che rende i suoi brani immediati, ruvidi e profondamente sinceri. In questa intervista i COLLA raccontano il nuovo album, il legame con il territorio, il rapporto con la scena veneta e quel modo tutto loro di trasformare la vita di provincia in canzoni dirette, sporche e vive.

Finiremotuttiafarcimale! suona come una dichiarazione definitiva: è più uno sfogo, una provocazione o una presa di coscienza?

È una sana provocazione. È un modo diverso per dire che, nonostante abbiamo tutto nel nostro nord-est, prima o poi faremo i conti con l’indifferenza e con la rincorsa costante verso il denaro, il lavoro e la vita in generale.

Il disco è molto diretto, quasi senza filtri: avete tolto qualcosa rispetto al passato o è venuto così, di pancia?

In particolar modo questo disco è arrivato dal profondo, dalle nostre paure e dalle nostre incertezze. È arrivato improvviso e con poco spazio per pensarci, lo abbiamo raccolto e sputato fuori: era l’unico modo per renderlo credibile e attuale.

Nei vostri pezzi c’è sempre un equilibrio tra rabbia e melodia: quanto è difficile non perdere uno dei due lati quando spingete così forte sul suono?

Non ci risulta difficile avere un suono potente e una melodia di facile ascolto. Le canzoni nascono con poco, chitarra e voce, e si prestano ad essere arrangiate in qualsiasi salsa sonora.

Sembra che la scena veneta stia vivendo un momento molto fertile: vi sentite parte di qualcosa di condiviso o il vostro percorso resta più isolato?

Sì, è vero: in Veneto ci sono molti artisti e band di genere diverso. Non esiste una vera scena, ma collettivi che adoperano per portare avanti la sottocultura. Ci hanno tolto tutto, ci hanno tolto i luoghi di aggregazione culturale o ne sono rimasti pochissimi. Il Veneto è vivissimo nonostante le barriere e gli spazi chiusi. Il nostro percorso non è isolato, ma è a supporto della sottocultura veneta.

I vostri brani funzionano tantissimo dal vivo: quanto il palco ha influenzato le scelte fatte in studio per questo disco?

Dopo moltissimi live in posti belli e brutti in tutta Italia, ci viene molto naturale non strutturare le canzoni con magheggi da studio. Siamo in tre sul palco e cerchiamo sempre di essere fluidi, veraci e sudati. Non potremmo fare altrimenti.

Nei testi c’è tanta provincia, ma senza retorica: quanto è importante raccontare quel contesto oggi, e quanto invece cercate di staccarvene?

Per noi è importante raccontare la provincia, ci viviamo ogni giorno. Ci siamo sempre detti che faremo dischi fino a che avremo qualcosa da dire e, credimi, i piccoli paesi sono un libro aperto: ci sono storie incredibili, ci sono situazioni che non trovi altrove.