Con “Così vero”, Erick Panini mette a nudo una parte profonda del suo percorso personale e artistico, trasformando l’amore in un racconto autentico, fatto di fragilità, cadute e ripartenze. Un brano che unisce canto e rap con naturalezza, restituendo un’identità libera da etichette e costruita sulla sincerità. In questa intervista, Erick racconta cosa significa oggi per lui essere davvero se stesso, nella musica e nella vita.
“Così vero” parla di un amore che cura: quando hai capito che stavi raccontando qualcosa di così autentico?
L’amore è la cosa più bella che ci sia ma proprio per questo ha il potere di distruggerci più di qualunque altra cosa. Ho amato e perso e ho pensato di non valere nulla ma ogni volta la musica era lì a salvarmi.
Così allo stesso modo a volte ho pensato di smettere di cantare perché credere in un sogno così grande usura dentro ma per fortuna l’amore delle persone vicine, quello vero, ha saputo darmi il coraggio di non smettere.
Ecco come ho trovato la forza di affrontare momenti che pensavo insuperabili.
Quindi non ho capito che cantavo qualcosa di autentico ma ho deciso di farlo con passione e cura, perché l’amore merita di essere cantato e la musica di essere amata.
Nel brano unisci canto e rap in modo naturale: quanto questa fusione rappresenta davvero chi sei oggi?
Ho passato troppi anni a chiedermi se mi sentissi più cantante o rapper fino a che non ho deciso di unire questi due mondi che indistintamente mi appartengono. Non sarei stato così vero se avessi deciso di non esprimermi in entrambi i modi ed è per questo che per me i pregiudizi e le critiche di chi non vuole accettare che questi mondi possano coesistere non valgono più.
A volte abbiamo paura del giudizio degli altri e quindi smettiamo di fare ciò che sempre dovrebbe avere la priorità: essere noi stessi.
Io ho scelto di essere me nel canto, nel rap, nella poesia e nella creazione di melodie e sono le mie canzoni a mostrarlo.
È una canzone che parla di equilibrio tra due persone: pensi che l’amore serva più a completarsi o a riconoscersi?
Penso che siano due fasi distinte dell’amore ma che una non escluda in alcun modo l’altra.
Conoscersi e di conseguenza riconoscersi è alla base di un legame puro e un rapporto genuino tanto quanto completarsi diventa una spontanea necessità nel momento in cui si decide (o forse è l’amore stesso a deciderlo) di condividere tutto.
La tua storia personale è molto forte: quanto entra, oggi, nella tua musica senza bisogno di essere spiegata?
In ogni frase e note delle mie canzoni ci sono io che cerco di dare un senso a un passato molto pesante; un senso positivo che, oltre spiegare a me e a chiunque che l’amore davvero può salvarci dai drammi più grandi, dimostri che si può dare un senso a tutto quel dolore e diventi riscatto.
Con riscatto intendo che partendo dal niente e sentendosi nessuno si arriva a realizzare se stessi ed essere fieri della propria storia oltre che della forza che inevitabilmente serve per diventare quel che si è destinati ad essere.
Il mio inizio diventerà una storia che spero possa essere d’ispirazione oltre un pretesto per amare chi sono stato tanto quanto mi amo adesso (e tutti dovrebbero).
La mia musica parla di me e della mia storia, non posso inventare nulla per rispetto degli sforzi che ho fatto per riuscire ad aprirmi.
È così che io, la mia storia e le mie canzoni siamo, a tutti gli effetti, la stessa cosa.




