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Dal punto di vista della produzione audio, De par en par rappresenta una sfida affascinante alle convenzioni moderne. Registrare un intero album live in studio, riprendendo simultaneamente voce e chitarra nello stesso spazio acustico, comporta una serie di complicazioni tecniche che la maggior parte dei produttori odierni preferisce evitare. C’è il problema dei “rientri” (la chitarra che finisce nel microfono della voce e viceversa), che rende impossibile l’editing chirurgico o la sostituzione di singole parti. Eppure, è proprio questa limitazione tecnica a creare la magia sonora del disco.

Il suono che ne deriva è coerente, organico e profondamente tridimensionale. Non c’è quella separazione artificiale tra gli strumenti tipica dei dischi registrati a tracce separate. Qui, l’aria dello studio vibra come un unico corpo. La scelta di non usare cuffie durante la registrazione ha permesso ad Erika e Agustín di ascoltarsi naturalmente, modulando l’intensità della voce e della chitarra in base alla risposta acustica della stanza. Questo crea una dinamica naturale che è un piacere per le orecchie degli audiofili: i pianissimo sono veri sospiri, i fortissimo mantengono una rotondità che solo il segnale analogico “vero” sa restituire.

L’assenza di effetti digitali invasivi permette di apprezzare la qualità timbrica della chitarra di Agustín, con le sue risonanze legnose, e la purezza della voce di Erika, che qui esplora registri più intimi e confidenziali. Anche la gestione dei contributi degli ospiti è stata fatta con estrema cura, cercando di integrare le loro voci nel flusso live senza rompere l’incantesimo dell’istantanea. De par en par è un disco che suona “vicino”, come se gli artisti fossero nella stanza con noi. È la vittoria della fisica sulla manipolazione digitale, un omaggio all’arte della ripresa microfonica d’altri tempi.