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Con “Da quassù la vista è favolosa”, Daria Huber firma un progetto che parla di crescita, trasformazione e ricerca di sé. Un album nato da un percorso personale e artistico che attraversa dubbi, consapevolezze e nuove prospettive, accompagnato da un universo visivo pensato come uno short film. Tra musica e immagini, l’artista costruisce un racconto intimo e autentico, in cui ogni brano rappresenta un tassello di un viaggio ancora in corso.

Ne abbiamo parlato con lei.

“Da quassù la vista è favolosa” sembra nascere dall’idea di ricomporre i pezzi di sé dopo un periodo complesso. Qual è stato il momento in cui hai capito che stavi davvero iniziando a ritrovarti?

Credo sia un percorso costante: tutt’ora sto cercando di trovare me stessa e di riconnettermi con quella parte di me che aveva bisogno di esprimersi. Forse il bello è proprio questo, non si smette mai davvero di scoprirsi.

Nel disco ritorna spesso il tema del ricominciare. C’è una versione di te che hai dovuto lasciare andare per poter diventare l’artista e la persona che sei oggi?

Mi piace pensare di essere in continua evoluzione, perché fa parte della crescita. Ho iniziato a frequentare il mondo dell’industria musicale a 17 anni e oggi sicuramente ho consapevolezze diverse, sia come persona che come artista. Credo sia importante non rimanere troppo aggrappati alle versioni passate di noi stessi e lasciare spazio a quello che la vita può insegnarci, senza però rinunciare a ciò che amiamo davvero e ai nostri ideali.

Hai costruito questo progetto mantenendo un approccio molto indipendente, dalla scrittura alla produzione. Quanto è stato importante difendere la tua visione artistica durante la realizzazione dell’album?

Per me è stato fondamentale essere me stessa sotto ogni punto di vista. Da quando ho intrapreso questo percorso da indipendente, ho dovuto difendere la mia visione artistica soprattutto nei momenti in cui mettevo in discussione me stessa. Mi sono trovata a fare i conti con le mie insicurezze più grandi e sento che la creazione di questo album sia stata un vero e proprio viaggio dentro di me, un modo per conoscermi meglio e dare forma a parti di me che forse non avevo ancora esplorato.

L’album è accompagnato da un universo visivo che si sviluppa come uno short film. In che modo immagini e musica si completano nel raccontare la storia di “Da quassù la vista è favolosa”?

Sono sempre stata una grandissima fan del videoclip e adoro quando gli album riescono a raccontare una storia. Scrivendo questo disco mi sono resa conto quasi subito che ci fosse un racconto più grande da costruire, ed è per questo che ho deciso di creare questo universo visivo. Mi piace pensare che musica e immagini possano andare di pari passo: sono entrambe forme d’arte che amo e che possono raccontare qualcosa anche senza bisogno di spiegare tutto.