Con “Fango” (Lato A), Suvari costruisce un racconto lucido e frammentato della contemporaneità, dove fragilità e disorientamento diventano il centro della narrazione. Tra chitarre ruvide ed elettronica essenziale, l’EP trova una coerenza sonora precisa e riconoscibile, muovendosi in equilibrio tra tensione emotiva e bisogno di resistenza.
Al centro si inserisce “Un milione di piccole cose”, singolo estratto per la radio, che rappresenta il baricentro del progetto: un brano capace di sintetizzare le due anime del disco, tra slancio e introspezione. Nella sua dimensione dolceamara, racconta la ricerca di stabilità nelle azioni più semplici, trasformando la quotidianità in uno spazio di controllo e sollievo.
È proprio in questo equilibrio tra malinconia e apertura che si definisce la cifra stilistica di Suvari, che utilizza la scrittura come strumento per elaborare inquietudini senza mai rinunciare a uno spiraglio di luce. “Fango” diventa così un paesaggio interiore che richiama la provincia: uno spazio sospeso, lontano dal caos, dove il confronto con sé stessi è inevitabile e necessario.
“Un milione di piccole cose” parla di trovare salvezza nei dettagli minimi della quotidianità. Qual è stata l’ultima “piccola cosa” che ti ha fatto stare meglio?
Semplicemente portare a termine le piccole task quotidiane. Sembra una banalità, niente di incredibile o di cinematografico, ma per me è qualcosa di tutt’altro che scontato. Quando la mente corre veloce o ci si sente sopraffatti, riuscire a chiudere quelle piccole incombenze di tutti i giorni ti restituisce un senso di controllo, di ordine mentale e di pace. È proprio in quella normalità che mi fa stare meglio.
Il brano ha un tono dolceamaro molto riconoscibile: quanto è stato importante mantenere questo equilibrio emotivo?
Ormai credo sia diventato proprio il mio modo di scrivere, una sorta di firma del progetto Suvari. Per me fare canzoni significa innanzitutto elaborare le preoccupazioni, mettere in musica i nodi da sciogliere per esorcizzarli. Tuttavia, non voglio mai fermarmi al solo lato oscuro, è necessario, per me e per chi ascolta, mantenere questo equilibrio emotivo aprendo sempre uno spiraglio di luce, una prospettiva di soluzione al problema. La malinconia c’è, ma è sempre accompagnata da una via d’uscita.
In che modo questo singolo anticipa l’atmosfera generale dell’EP “Fango”?
Credo sia la somma perfetta, il baricentro sonoro di tutto il disco. All’interno dell’EP ci sono brani molto più lenti, dilatati e aperti, che si contrappongono ad altri decisamente più spinti e veloci. Questo singolo si colloca esattamente nel mezzo, amalgamando entrambe le anime. Inoltre, ha un forte valore affettivo per me: è stato il primissimo brano scritto per il nuovo disco, quindi lo vedo come un vero e proprio ponte naturale che collega le atmosfere di “Fango” a quelle di “Buh!”, il mio disco precedente. Segna il passaggio e l’evoluzione.
Nel Lato A del disco si percepisce una tensione tra fragilità e resistenza. Era un tema che volevi esplorare fin dall’inizio?
Assolutamente sì, ed è un po’ il motivo di fondo per cui è nato anche il progetto Suvari. Scegliere la via del solista ti pone davanti a una doppia faccia della medaglia: da un lato ti evita il compromesso sonoro e lirico con gli altri membri di una band (una dinamica di condivisione che, devo ammettere, a volte mi manca); dall’altro, però, ti lascia la totale e assoluta apertura alla tua emotività più intima. Non hai filtri dietro cui nasconderti. Esplorare, sviscerare e capire a fondo le fragilità, per poi trasformarle in una forma di resistenza, è sempre la vera chiave di scrittura nei miei brani.
Se dovessi descrivere “Fango” come un paesaggio, che luogo sarebbe?
Sarebbe senza dubbio la provincia. Lo immagino come un luogo con poche case sparse, ritmi lenti e tantissimi spazi aperti dove lo sguardo può correre lontano. Un posto profondamente distante dal caos e dalla frenesia della città. È un paesaggio magari un po’ isolato, ma che proprio per questo ti costringe a guardarti dentro e ti permette di respirare per davvero, che è poi la sensazione che spero trasmetta questo EP.




